Inter-loqui

Trovo che la lingua italiana sia fantastica. E’ vero, ho dedicato la mia vita principalmente alla matematica, ma la lingua italiana è…come dire… a tratti ancora più stupenda! Adoro la ricchezza del lessico che noi italiani abbiamo a disposizione per comunicare; noi toscani forse ne abbiamo ancora di più degli altri e arriviamo a delle finezze linguistiche che le altre lingue straniere se le sognano. Oggi ho in mente un vocabolo particolare, eccolo:

interloquire

 

Appunto, dicevo… io ho un blog perché vorrei INTERLOQUIRE con voi 🙂 … e voi che ne pensate? Interloquite con chi passa dal vostro blog o no? Avete degli interlocutori privilegiati?

E dei “like” che ne pensate?  Fanno parte dell’interlocuzione? 😉

Discorso arduo ehhhh… 😉

Dai, buon venerdì a tutti.

Alidada – che – medita

 

 

 

Aiutami prof…

genitori che litiganoQuando il mio blog era “vivo” (ovvero prima della lunga pausa) era molto conosciuto per una  serie di storie che pubblicavo e che appartenevano alla categoria “le storie della prof”; ora ho perso un po’ il ritmo, dopo tanto silenzio, ma ci riprovo e vi racconto qualcosa che mi è rimasto nei ricordi dello scorso anno scolastico e così, se vi va, mi dite voi che cosa ne pensate 🙂 … è un po’ lunghina ma spero che vi piacerà.

Quel giorno la prof era a far lezione nel laboratorio di scienze, in mezzo alle provette e alle cartine al tornasole; gli alunni erano seduti ai loro banchi, tutti intenti a scrivere nei propri quaderni le relazioni degli esperimenti svolti, l’ora era quasi finita e
non c’era che da mettere a posto il materiale e da fare le cartelle per uscire, insomma, erano le 13 e qualche ragazzo già si alzava dal posto e sistemava le sue cose. Nel giro di pochi minuti gli studenti uscirono da scuola e l’aula si vuotò. La prof a quel punto prese la borsa, se la mise a tracolla e si frugò nella tasca della giacca per cercare le chiavi dell’auto, ma al tatto sentì della carta e tirò fuori un bigliettino dove una calligrafia incerta aveva scritto: “MIO BABBO E MIA MAMMA LITIGANO SEMPRE E A VOLTE SI TIRANO ADDOSSO LE COSE, PROF MI AIUTI? SAMUELE”

La prof sgranò gli occhi, non le era mai capitata una cosa del genere in tanti anni che insegnava, immaginò il piccolo Samuele, timido e impacciato, in mezzo a due genitori scatenati che sbraitavano e si tiravano oggetti. Sentì un brivido lungo la schiena e una stretta al cuore. Che avrebbe dovuto fare? Si fermò in mezzo all’atrio, guardando qua e là in silenzio, cercando dentro di sé una risposta.  Intanto stette zitta con i colleghi, che si sa, poi parlano e con  le chiacchiere le situazioni degenerano; dopo qualche attimo di esitazione si diresse in presidenza e dopo aver spiegato la cosa alla preside, ebbe il permesso di chiamare i genitori del bimbo e, con le dovute cautele, di parlarci per capire come stavano le cose.  La prof lo sapeva, si chiama CONNIVENZA, e di fatto se ne rende colpevole davanti alla legge, quell’insegnante che in qualche modo è a conoscenza del disagio di un alunno ma non fa nulla per aiutarlo.  E allora… meglio chiamare i genitori e cercare di fare qualcosa…e farlo alla svelta. E i genitori furono convocati e si presentarono alla svelta. Due giovani, che già da una prima occhiata non dimostravano nemmeno 40 anni. La madre era una “stinfia” (va di moda questo termine che indica una persona acida e alquanto arrogante), piccolina, magrissima, truccatissima, vestita attillatissima… fredda e  dura più del marmo. Il padre, un giovanottone paffuto, con gli occhi profondi di chi è intelligente ma della sua intelligenza non se ne è servito se non per avere dei buoni voti a scuola, infatti l’aspetto era dimesso e sembrava anche un po’ sprovveduto. La prof li accolse con un sorriso, di quelli che sfoderava quando voleva mettere a suo agio la gente prima di dargli qualche “bastonata”. Lo faceva anche con gli studenti che volevano farla franca e non studiavano.. li chiamava all’interrogazione di matematica, gli mollava un sorriso mentre gli faceva un paio di domande …e alla fine gli dava 4! “Indorare la pillola”, credo che si dica così!  Insomma, tornando ai genitori, la prof esordì dicendo: “Benvenuti, volevo conoscervi e parlarvi di Samuele: siccome il bimbo è spesso distratto e sembra che abbia dei pensieri che lo turbano… sì, insomma, qui a scuola vorremmo capire se c’è qualcosa che non va e che dovremmo sapere.. sappiamo che siete separati…”. Non aveva fatto in tempo a finire la frase che i due genitori cominciarono a litigare tra di loro additandosi a vicenda e colpevolizzandosi di mille cose. Lui accusava lei di non essere mai stata una buona madre e lei accusava lui di mandargli i figli che poi venivano lasciati in compagnia della nonna e non con il babbo. Il babbo rispondeva che lui doveva lavorare e non ce la faceva ad essere sempre presente nei giorni dell’affidamento ma che la nonna voleva un gran bene ai nipoti e non faceva loro mancare nulla, quindi che problema c’era? La donna ribatteva che se i figli dovevano stare in compagnia della nonna allora se li teneva lei e non li avrebbe mandati dal padre mai…  Dalle grida si capiva il perché Samuele aveva chiesto aiuto a qualcuno e chi se non ad un’insegnante che tutti i giorni si trovava davanti e parlava serenamente con lui? A quel punto la prof non ne poteva proprio più dei due scalmanati e, senza menzionare il biglietto di aiuto, prese la situazione in pugno e disse: “Vi state comportando da ragazzi e non da genitori e questo non va assolutamente bene! Dovete gestire questa situazione e trovare dei compromessi perché i vostri figli non devono soffrire delle vostre incomprensioni. Io a questo punto vi dico che, o trovate un punto d’incontro, o sono costretta a chiamare i servizi sociali …  e voi sapete che poi saranno problemi seri! Dovete organizzarvi pacificamente se non volete avere grane.” E con questo monito li salutò.

Passarono dei giorni, non molti in realtà, e poi accadde che Samuele, con la focaccina in mano, durante l’intervallo, si avvicinò alla prof e  le sussurrò: “Sa prof, babbo e mamma hanno fatto pace e ora mamma mi lascia stare anche da nonna..e io sono felice perché nonna mi fa le merende buone, mi aiuta a fare i compiti e mi fa giocare alla play… mamma ora si è calmata e ha anche messo a posto la mia cameretta” e finì la frase con un sorriso enorme prima di guardare l’insegnante negli occhi e aggiungere: “Grazie prof!”.

La prof allora sentì benessere nel suo cuore, sapeva che forse la situazione non si sarebbe risolta facilmente per sempre,  ma intanto il primo passo era stato fatto…e fatto bene 🙂

[immagine presa dal web – storia di Alidada]