Le case Leopoldine

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[ foto:@Alidada]

Oggi ho fatto un giro qui nei dintorni, nella provincia di Pisa. Vi ho portato qualche foto che ho scattato dall’auto, con il cellulare.  Queste belle case, sono tipiche della zona e si chiamano Case Leopoldine. Vi racconto un po’ di storia, perché è bella e se non la conoscete penso che vi incuriosirà:

Si tratta di case settecentesche fatte costruire dal Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, e sul loro esempio, anche dai proprietari privati nelle colline sovrastanti la Chiana, ed altrove;  sono dette: “Case Leopoldine” proprio dal nome di Pietro Leopoldo.
Le case coloniche settecentesche furono le prime vere case rurali poiché nel Medioevo e fino al secolo XV, i contadini abitavano dentro le mura dei castelli, dove, in caso di guerra, portavano al riparo il bestiame, gli attrezzi agricoli e i raccolti; successivamente abitarono in capanne o piccoli edifici fatti di terra battuta (le cosiddette “case di terra”). Tali case,  erano costruite con l’argilla e l’acqua, spesso con la paglia, come nel Vicino Oriente tuttora esistenti, e venivano dette le Casine.
Nel 1700 il Granduca Leopoldo fece bonificare la campagna toscana regimando le acque, ma non si limitò a questo, anzi, progettò un vasto piano di sviluppo agricolo ed economico. Fu allora che le “leopoldine”sorsero in mezzo ai poderi, ampie e solide. Dovendo ospitare molte persone  le case coloniche erano costituite da due piani; con l’androne o portico, a volta reale, con aggraziate loggette coperte (spesso loggiati sovrapposti) oppure con un portico a terreno e una loggia al piano superiore. Erano dominate dalla torre colombaia o piccionaia a forma quadrangolare che, talvolta, assume proporzioni di notevole ampiezza, tutta finestroni a volta e con spesso una croce in ferro a vessillo che la sormonta (e all’interno in qualche caso si ha il monogramma benedettino di Cristo “JHS” nome greco di Gesù). All’esterno, sulla facciata in genere è posto lo stemma in maiolica colorata. Questa piccionaia quadrata che sormonta il tetto è caratteristica e permette il loro riconoscimento immediato, anche se spesso gli attuali proprietari hanno chiuso i finestroni per utilizzare il locale soprelevato, probabilmente come attico.
A quel tempo iniziarono anche a perfezionare l’allevamento del bestiame, infatti le stalle non erano più viste come generici ricoveri degli animali, ma considerate ciascuna in risposta ai bisogni delle bestie, per cui “quelle riservate ai buoi o ai cavalli, entrambi sofferenti per il freddo, era opportuno esporle a levante e difenderle dal vento di tramontana fredda; le stalle destinate ai muli conveniva invece orientarle a nord e renderle sfogate e bene illuminate perché il proverbio dice che la mula impazza in luogo caldo, basso e oscuro. Mentre per il maiale, che diversifica molto dagli altri animali gli stalletti dovevano essere sterrati per la proprietà dell’animale che gode di sconvolgere con l’aguzzo grugno il terreno e rivoltarsi nel pantano, ed esposti a settentrione perché il suino tanto migliore più grasso e forte diviene al freddo, quanto per il contrario floscio, debole e magro diventa col caldo.”

Noi toscani parliamo spesso in tono nostalgico dell’operato del Granduca per la nostra terra,  in effetti è stato un periodo molto fiorente e all’avanguardia su molti versanti.

[alcune notizie sono state prese da internet]

 

 

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32 comments

  1. Ma guarda un po’…Sono davvero particolari e soprattutto per quella piccionaia quadrata, mai vista in altre costruzioni !!

    Buon lunedì Ali, come al solito io sono sveglia alle 6 o giù di lì!
    Oggi pomeriggio figlia e piccolino ripartono…

    Insomma, va così…!

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    1. Ciao Liana, hai visto le piccionaie come sono particolari? 🙂 Uniche… Sei mattiniera 🙂 Io invece vado a letto tardissimo emi alzo verso le 9.. Oggi sarà stata una giornata impegnativa per te… e anche un pochino triste… ti mando un abbraccio 🙂

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        1. i commenti che mi lasciate sono tutti approvati già da subito e dovrebbero andare al suo posto appena me li inviate, si vede che prima c’era qualche inghippo tecnologico…che però ora non c’è più 😉 ..grazie dell’aiuto

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  2. In questi giorni sei un fiume in piena 😀. Si, bella la Toscana e speriamo – così come per altre zone – che possa mantenere il suo territorio e non sia distrutto dall’ingorda cementificazione. Buona giornata.

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    1. Ciao amico mio 🙂 è un vero piacere ritrovarti qui da me a farmi compagnia. Io se decido di vivere il blog sono così…come “un fiume in piena” 🙂 Altrimenti taccio e sparisco. Per quanto riguarda la Toscana, io penso che a questo punto quel che è stato fatto è stato fatto… sono certa che in futuro saremo molto più attenti al rispetto ambientale. Qui abbiamo i primi depuratori per le acque e ora c’è anche un’attenzione al recupero e riciclaggio dei rifiuti. Le colline boscose sono diventate aree protette e guai a costruirsi.. Insomma.. io spero che si vada sempre in meglio 🙂

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  3. Ah le case leopoldine! Le ho sempre guardate passando col treno da Firenze verso Roma, nei bei tempi in cui l’alta velocità non ci aveva ancora tolto la gioia di ammirare il bel paesaggio e la campagna che mutava segnava il passaggio da una regione all’altra… È triste o no che noi si debba rimpiangere la lungimiranza e la considerazione che questi ottocenteschi regnanti ebbero per la vita e il lavoro dei lavoratori agricoli? Gli attuali forse non immaginano nemmeno quanta fatica sia costata la merce di cui traboccano i banchi del supermercato. Ma probabilmente non ci vanno al supermercato, hanno altro da fare.

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    1. Che bel commento mia cara Ornella. E’ un privilegio averti qui a raccontarci le cose. E’ vero, è molto triste rimpiangere la lungimiranza del Granduca Leopoldo nel valorizzare l’agricoltura e l’economia della zona… cosa che non non hanno i politici di oggi, che pensano al proprio tornaconto e basta. Anche bonificare tutte le zone paludose della maremma non fu una cosa da poco, non per niente sparì anche la malaria… Un grande il nostro Leopoldo, io lo dico davvero. Buonanotte a te mia cara Ornella

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