Tra le mura dimenticate

capelvenere

[foto: @Alidada]

Il Capelvenere (Adiantum capillus-veneris)  è una felce dalle fronde leggere e delicate ed è a questa caratteristica che si deve il riferimento alla chioma di Venere, dea della bellezza. Le leggerissime foglie color verde tenue sono sospese su un sottilissimo stelo nero lucente.

Il suo habitat naturale è rappresentato dai luoghi ombrosi e umidi. Predilige i terreni calcarei vicino alle cascate, all’imboccatura delle grotte, nei pozzi. È una pianta molto delicata ed esigente. Come tutte le felci richiede luce diffusa e non ama i raggi diretti del sole.

Mitologia – Nella mitologia è una pianta legata alle ninfe delle acque. Teocrito racconta che la pianta si trovava, tra altre, presso la fonte ove Hylas, uno degli Argonauti, si recò per cercare l’acqua per la sua nave. Vi è anche un mito legato alla ninfa Driope. La ninfa si innamora di un ragazzo e lo rapisce in una grotta subacquea, lì vicino una pianta di Capelvenere.

Letteratura – Cesare Pavere, nei suoi libri parla molto del Capelvenere in quanto la ritrovava spesso nelle grotte delle Langhe. Gabriele D’Annunzio scrive nella poesia Il Fanciullo di Alcyone: “E se gli occhi tuoi cesii han neri cigli, ha neri gambi il verde capelvenere.”

Gastronomia – Il Capelvenere è stato usato, nei secoli scorsi, come sostitutivo del tè, soprattutto in Piemonte da cui il sostantivo piemontese “Capilèr” arrivato ad identificare in generale qualsiasi infuso fatto con erbe aromatiche.

Sì, ma allora, che ci fa su delle mura dimenticate, in mezzo alla città di Pisa?…

 [riferimenti culturali presi dal web]