Aggiornamenti blog

Ho rimesso a posto il mio avatar. Sono intervenuta un po’ a mano e un po’ in digitale e dalla vecchia (annosa) immagine ormai pixelata (si vede che invecchiando le erano venute le rughe)  ne è venuta fuori un’altra, stranamente diversa, meno arcigna e altera… più sorridente,  con un sorriso appena accennato come quello della Gioconda 🙂 Mah, per ora me la tengo così, come quella a destra, e poi si vedrà. E’ che ormai ci sono affezionata a quella donna “stellata” 🙂

Ho risistemato  anche la parte grafica del template del mio blog, studiando e aggiornando le mie conoscenze informatiche; è molto cambiata la piattaforma wordpress rispetto a prima, in meglio. L’HTML ormai può stare in un cassetto, che non serve praticamente più :-). Il template è da tanto che uso questo ma ancora non mi è venuto a noia, quindi resta tale a quale. Feci una gran fatica quando lo cambiai dal bianco al beige… lo studiai meticolosamente e ancora non mi è venuto a noia, lo trovo rilassante, quindi perché cambiarlo?

Mi resta da aggiustare il contatore degli accessi Shinystat ma credo che quel problema lì sia insolubile. In pratica ho notato che il mio blog ha sempre ricevuto un numero minimo di accessi (circa una quarantina al giorno) anche se io non pubblicavo niente da mesi, erano visite di gente proveniente non solo dall’Italia, ma da tutto il mondo, attraverso i motori di ricerca, e Shinystat mi diceva anche cosa stessero cercando. Gli articoli più gettonati riguardavano il “color ottanio“, il “metodo Gordon” sui genitori efficaci e il “facciatone” di Siena, oltre alla “parabola dei sei ciechi e l’elefante“. Ora Shinystat non mi fa più vedere le chiavi di ricerca quindi non so più chi arriva cosa stia cercando. Di certo non cambia nulla e non mi cambia la vita il fatto che io lo sappia o no, è solo una curiosità 🙂 e io son curiosa di “cose strane”.

Adesso, per essere completamente a posto,  mi restano da aggiustare i link, molti dei quali ormai portano a blog chiusi e non più funzionanti. Ieri sera, mentre ci lavoravo, ho avuto dei momenti di grande tristezza tornando da 3 amiche  e 1 amico che ormai sono volati altrove lasciando lì le loro pagine amorevolmente scritte, piene dei loro pensieri… e con sotto innumerevoli commenti di chi va ancora a trovarli portando loro un sorriso e una parola di saluto.  Quanti ricordi… Ma la vita è così e si deve andare avanti e sempre di corsa, senza voltarsi troppo indietro. Guardiamo al futuro: domani a scuola 😦  😦  😦

… ma a questo ci penserò domani, come disse Rossella O’Hara in “Via col vento”.

A buon intenditor…

bla bla blaCon il tempo sono diventata una buona ascoltatrice. Anni fa credo di non aver avuto questa “virtù” ( “virtù” rara al mondo d’oggi) ma con gli anni ho imparato come si ascoltano gli altri.  Ho anche studiato un pochino di psicologia e  mi sono (abbastanza) ferrata in “empatia” migliorando questa dote. Poi, con il tempo, sono anche diventata più gentile ed educata, per cui raramente mando la gente a quel paese, anche se non vado d’accordo con tutti e soprattutto tutti non vanno d’accordo con me J . Prima avevo un carattere “fumino” (come si dice qui…) ora sono diventata molto più paziente e pacata. Beh, veniamo al punto: giorni fa, passeggiavo in un paese qui vicino dove stavano facendo una festa e chi t’incontro? Incontro Franco,  un mio ex-ex-ex-collega. Nel senso che quel prof lì era stato (nel giurassico) mio prof di arte quando frequentavo le superiori e poi lo incontrai di nuovo come collega quando anch’io entrai come prof di ruolo. Un tipo strano, chiacchierone… con un evidente strabismo che faceva sì che mentre ti parlava, un occhio gli guardasse a ponente mentre l’altro puntava a levante.  Sempre sorridente Franco, e affabile… anche troppo. Non si sa come, ma una quindicina di anni fa aveva allegramente lasciato l’insegnamento alle scuole medie per poi approdare all’accademia e farsi onore come grafico a livello internazionale.   Evidentemente aveva del talento non da poco e non era poi quel tipo scanzonato e goliardico che (mi) sembrava.

Insomma, Franco a quella festa si piazzò davanti a me e monopolizzò la mia attenzione per un’oretta, raccontandomi come un fiume in piena, tutte le sue gesta degli ultimi due anni. “Sai…” sono stato in Macedonia… e ho vinto il premio X, il premio Y e anche il premio Z… poi sono andato in Giappone e mi hanno premiato con il premio K..e poi a Dubai… con il premio XY…” Io, nel frattempo, annuivo e sorridevo partecipe mentre pensavo cosa avrei fatto per cena 😉 La mia dote di ascoltatrice educata e gentile non poteva venir disattesa, per cui stavo lì…e avrei accettato passivamente il turbinare di quei discorsi (noiosi). Era un monologo, non un dialogo. Non mi dava un attimo per interloquire. Alla fine era l’imbrunire e stavo per svenire e lui continuava ancora con quella tiritera, quando, allo stremo delle mie forze,  lo interruppi e gli inventai che mi ero dimenticata di avere un appuntamento per cui dovevo correre via. Sorridendo svanii da quella scena nebulizzandomi e andai a riprendermi altrove, ben lontano da lui.

Passano due giorni e stamani, sono uscita a prendere il pane… esco tutta carina per la via di paese  godendomi l’aria del mattino, quando sento un’auto fermarsi, inchiodando accanto a me e… indovinate chi era? ERA FRANCO! “Cavolo!” mi son detta, stamani esiste un piano B? 😦  . Io, che ancora cercavo di non dar segno della mia disperazione gli faccio: “Ciao Franco… che giri di bello al mio paese…?” e lui: “Ciao cara, sai, sono rientrato pochi giorni fa dalla Macedonia dove mi hanno premiato con il premio X….” Non è possibile! Stava ricominciando la tiritera! Io allora ho mandato a quel paese (non mi fate dire parolacce!) tutte le mie virtù di brava ed educata ascoltatrice e ho girato sui tacchi dicendo:  “… se arrivato dalla Macedonia e ora sei qui…goditi il mio paese e se vuoi vai a quel ristorantino che la macedonia te la servono fresca fresca!” e abbozzando un sorriso splendido l’ho mollato lì, a riflettere su quello che gli avevo detto 🙂 e detto fatto sono andata altrove, a comprare il pane 😉

E bastaaaa! A buon intenditor poche parole!

Storie insensate

Ssupermercato.JPGabato  mattina sono stata a fare spesa in un supermercato della zona. Verso le 10 ho preso l’auto e mi sono avviata verso una cittadina qui vicina, dove si trova quel centro commerciale; alle 10:20 avevo già parcheggiato e stavo varcando la porta d’ingresso quando sento arrivare alle mie spalle delle ambulanze con le sirene spiegate. Una era del 118 e l’altra era un’auto medica. Non ho fatto in tempo a realizzare cosa stesse accadendo che sono scesi tutti di corsa e si sono precipitati all’interno passandomi accanto.

Mi sono detta: “Ma proprio qui… sarà qualche vecchietto che ha accusato un leggero malore dovuto al caldo…” e sono entrata nell’atrio centrale; fatti pochi metri più avanti, mi sono resa conto che la situazione era ben più grave di quanto  mi sarei aspettata infatti uno degli operatori si era già messo chinato e stava praticando il massaggio cardiaco ad un uomo che era steso a terra. In giro non c’era quasi nessuno e l’atmosfera era surreale. Una responsabile del negozio si era rifugiata dietro ad una colonna per non vedere e si copriva gli occhi con le mani mentre sussurrava: “Non posso vedere…”. Un’anziana signora assisteva a tutto quello che accadeva con un certo self control e continuava a dire sottovoce: “Dice che è morto…dice che è anche giovane…” e lo ripeteva a quei pochi che passavano da lì. Io sono rimasta per qualche attimo in apnea ad occhi sgranati, mi son fermata impietrita pensando che di lì a poco avrebbero smesso con il massaggio cardiaco e quel signore si sarebbe ripreso.  Ad un tratto è stato proprio così e mentre un’operatrice metteva una flebo, il signore che faceva il massaggio cardiaco ha smesso con le manovre e si è alzato guardando in basso, controllando la situazione. Ma è stato un attimo di illusione perché tempo zero si è dovuto chinare di nuovo e ricominciare   la manovra di rianimazione. Io a quel punto non ce l’ho fatta più e me ne sono andata via; ho preso l’auto e sono andata in un altro negozio per una mezz’oretta, aspettando che fosse passata l’emergenza. Verso le 11:15 sono tornata nel primo supermercato e, mentre entravo nel parcheggio ho trovato le ambulanze che se ne andavano in silenzio. Mi sono detta che probabilmente tutto si era concluso al meglio e non c‘era più bisogno di correre all’ospedale, si vede che potevano tranquillamente rientrare con calma. Ho parcheggiato  di nuovo e sono entrata nel negozio…ma con un certo magone che ormai mi era entrato dentro e non mi lasciava più. L’area dove prima il signore era steso era transennata e c’erano teli per non far vedere, forse per ripulire… chissà. Ma poi ho visto che erano arrivati i carabinieri e che erano tutti intenti a parlare con i commessi del negozio. Io a quel punto ho comprato i prodotti per cui ero andata lì, delle cose in offerta del reparto cancelleria, mi mancava solo un prodotto e me ne sarei andata. A quel punto mi sono spostata in un’altra corsia e rovistando  su una mensola mi sono trovata accanto una commessa che mentre sistemava uno scaffale mi ha detto: “Ha visto signora che cosa è successo? Sa che quel signore è morto?” ..e io incredula: “Davveroooo… ho trovato l’ambulanza che andava via… lo hanno portato via, in ospedale?” e lei: “Ma no, è ancora lì, aspettano il medico legale!” … E io mi sono guardata le mani con quelle poche cose che avevo acquistato, proprio lì, a 3 o 4 metri dal cadavere… ho mollato tutto e me ne sono andata, passando tra la gente che ignara ancora faceva spesa. Ma come si fa a morire così? Mentre si va al supermercato per comprare due cosette? Come si fa a morire tra un diario della scuola in offerta speciale e un pacco di quaderni a buon mercato! Come si può lasciare il nostro bel pianeta così da soli, a 51 anni, mentre tua moglie è a casa che aspetta che tu torni con due raccoglitori per la carta e un pacchetto di etichette.  Come può andare tutto avanti come sempre se tu sei lì, steso su un pavimento freddo in mezzo ad estranei  capitati lì per caso.  Che situazione paradossale! Insensata…

Io ci penso e ci ripenso…

Fusilli alle verdurine

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Questo è un piatto molto appetitoso e fa anche bene perché contiene tante verdurine fresche.  Con questo sughetto a me piacciono anche gli spaghetti, ma voi fate come preferite.

Ingredienti per 4 persone:

Circa 400 gr. di pasta

2 carote non molto grandi

un porro

3 o 4 zucchine fresche

mezza cipolla

2 uova

una  noce di burro

qualche cucchiaio di salsa di soia

olio, sale e peperoncino quanto basta

 

Procedimento:

Si mette la pentola con l’acqua per la pasta sul fuoco e intanto si tagliano tutte le verdurine a julienne. Si mette l’olio (abbondante) a scaldare in una padella piuttosto capiente e si unisce il porro facendolo stufare  un pochino, poi si aggiunge la cipolla e anche questa si fa cuocere qualche minuto, infine si aggiungono tutte le altre verdurine, tenendo il fuoco abbastanza vivace.

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Nel frattempo si può mettere la pasta a cuocere in acqua bollente (ci vorrà una decina di minuti ad arrivare a cottura al dente). A questo punto in un padellino si mette il burro a scaldare e si aggiungono le uova, salandole e cuocendole strapazzate.

Appena  la pasta è al dente si scola grondante e si aggiunge nel sughetto che sta andando a fuoco alto, si unisce l’uovo, la salsa di soia e il peperoncino piccante, girando velocemente ed è pronto da portare in tavola.

Buon appetito  emoticon33

 

 

 

 

Tra me e me

  Non ce la faccio. Non ce la posso fare a far finta di niente e parlare del più e del meno. Mi sono detta di tenere spenta la tv e di non guardare internet, evitando le immagini della devastazione del terremoto, ma è impossibile. Non si può mettere la testa sotto terra come fanno gli struzzi per non vedere.  Sono impotente di fronte a questa sciagura immane e non posso far niente se non pregare e mandare qualcosa di cui loro potrebbero aver bisogno.  Qualche ora fa sono andata sul sito di Libero per guardare la posta elettronica e mi sono ritrovata ad ascoltare le voci di coloro che chiamavano i soccorsi per l’emergenza. Sentire il terrore di chi forse di lì a poco non ce l’avrebbe fatta è a dir poco disarmante. Incredibile.

Poi ho acceso la tv e, prima che potessi cambiar canale, ho visto una ragazza che raccontava di aver perso tutto quanto e mentre si accomodava i capelli lunghi, sciolti sulle spalle, ha sussurrato: “ho perso anche il lego dei capelli…” e su quell’immagine tenera e ingenua ho sentito un groppo alla gola e le lacrime calde che mi solcavano il volto. Come ci si può risollevare da tutto questo martirio? Perché deve succedere una cosa del genere?  Ogni volta che accade un nuovo terremoto, ricomincia una nuova Odissea ed è sempre come se fosse la prima volta. Sentiamo la Natura ostile e minacciosa e non siamo abituati a sentirla così. Siamo abituati a vedere le nostre montagne come se fossero un rifugio sicuro al di là di ogni pericolo e quei paesini arroccati che ci fanno sorridere anche solo al guardarli da come sono pittoreschi. Ricordo una volta, da bambina, transitai da Orte per andare in auto al mare con i miei genitori e alzando lo sguardo vidi proprio Amatrice e tutti noi si sorrise pensando che finalmente sapevamo da dove veniva la pasta alla Amatriciana.  E’ così che vorrei pensare sempre a quei luoghi, ma quello che vorrei io conta poco.

Se c’è un burattinaio che dirige la scena mi chiedo che razza di copione stia seguendo e il perché di uno spettacolo così nefasto.

E per stasera questo è tutto.

A domani amici miei.

Alidada

Inter-loqui

Trovo che la lingua italiana sia fantastica. E’ vero, ho dedicato la mia vita principalmente alla matematica, ma la lingua italiana è…come dire… a tratti ancora più stupenda! Adoro la ricchezza del lessico che noi italiani abbiamo a disposizione per comunicare; noi toscani forse ne abbiamo ancora di più degli altri e arriviamo a delle finezze linguistiche che le altre lingue straniere se le sognano. Oggi ho in mente un vocabolo particolare, eccolo:

interloquire

 

Appunto, dicevo… io ho un blog perché vorrei INTERLOQUIRE con voi 🙂 … e voi che ne pensate? Interloquite con chi passa dal vostro blog o no? Avete degli interlocutori privilegiati?

E dei “like” che ne pensate?  Fanno parte dell’interlocuzione? 😉

Discorso arduo ehhhh… 😉

Dai, buon venerdì a tutti.

Alidada – che – medita

 

 

 

Aiutami prof…

genitori che litiganoQuando il mio blog era “vivo” (ovvero prima della lunga pausa) era molto conosciuto per una  serie di storie che pubblicavo e che appartenevano alla categoria “le storie della prof”; ora ho perso un po’ il ritmo, dopo tanto silenzio, ma ci riprovo e vi racconto qualcosa che mi è rimasto nei ricordi dello scorso anno scolastico e così, se vi va, mi dite voi che cosa ne pensate 🙂 … è un po’ lunghina ma spero che vi piacerà.

Quel giorno la prof era a far lezione nel laboratorio di scienze, in mezzo alle provette e alle cartine al tornasole; gli alunni erano seduti ai loro banchi, tutti intenti a scrivere nei propri quaderni le relazioni degli esperimenti svolti, l’ora era quasi finita e
non c’era che da mettere a posto il materiale e da fare le cartelle per uscire, insomma, erano le 13 e qualche ragazzo già si alzava dal posto e sistemava le sue cose. Nel giro di pochi minuti gli studenti uscirono da scuola e l’aula si vuotò. La prof a quel punto prese la borsa, se la mise a tracolla e si frugò nella tasca della giacca per cercare le chiavi dell’auto, ma al tatto sentì della carta e tirò fuori un bigliettino dove una calligrafia incerta aveva scritto: “MIO BABBO E MIA MAMMA LITIGANO SEMPRE E A VOLTE SI TIRANO ADDOSSO LE COSE, PROF MI AIUTI? SAMUELE”

La prof sgranò gli occhi, non le era mai capitata una cosa del genere in tanti anni che insegnava, immaginò il piccolo Samuele, timido e impacciato, in mezzo a due genitori scatenati che sbraitavano e si tiravano oggetti. Sentì un brivido lungo la schiena e una stretta al cuore. Che avrebbe dovuto fare? Si fermò in mezzo all’atrio, guardando qua e là in silenzio, cercando dentro di sé una risposta.  Intanto stette zitta con i colleghi, che si sa, poi parlano e con  le chiacchiere le situazioni degenerano; dopo qualche attimo di esitazione si diresse in presidenza e dopo aver spiegato la cosa alla preside, ebbe il permesso di chiamare i genitori del bimbo e, con le dovute cautele, di parlarci per capire come stavano le cose.  La prof lo sapeva, si chiama CONNIVENZA, e di fatto se ne rende colpevole davanti alla legge, quell’insegnante che in qualche modo è a conoscenza del disagio di un alunno ma non fa nulla per aiutarlo.  E allora… meglio chiamare i genitori e cercare di fare qualcosa…e farlo alla svelta. E i genitori furono convocati e si presentarono alla svelta. Due giovani, che già da una prima occhiata non dimostravano nemmeno 40 anni. La madre era una “stinfia” (va di moda questo termine che indica una persona acida e alquanto arrogante), piccolina, magrissima, truccatissima, vestita attillatissima… fredda e  dura più del marmo. Il padre, un giovanottone paffuto, con gli occhi profondi di chi è intelligente ma della sua intelligenza non se ne è servito se non per avere dei buoni voti a scuola, infatti l’aspetto era dimesso e sembrava anche un po’ sprovveduto. La prof li accolse con un sorriso, di quelli che sfoderava quando voleva mettere a suo agio la gente prima di dargli qualche “bastonata”. Lo faceva anche con gli studenti che volevano farla franca e non studiavano.. li chiamava all’interrogazione di matematica, gli mollava un sorriso mentre gli faceva un paio di domande …e alla fine gli dava 4! “Indorare la pillola”, credo che si dica così!  Insomma, tornando ai genitori, la prof esordì dicendo: “Benvenuti, volevo conoscervi e parlarvi di Samuele: siccome il bimbo è spesso distratto e sembra che abbia dei pensieri che lo turbano… sì, insomma, qui a scuola vorremmo capire se c’è qualcosa che non va e che dovremmo sapere.. sappiamo che siete separati…”. Non aveva fatto in tempo a finire la frase che i due genitori cominciarono a litigare tra di loro additandosi a vicenda e colpevolizzandosi di mille cose. Lui accusava lei di non essere mai stata una buona madre e lei accusava lui di mandargli i figli che poi venivano lasciati in compagnia della nonna e non con il babbo. Il babbo rispondeva che lui doveva lavorare e non ce la faceva ad essere sempre presente nei giorni dell’affidamento ma che la nonna voleva un gran bene ai nipoti e non faceva loro mancare nulla, quindi che problema c’era? La donna ribatteva che se i figli dovevano stare in compagnia della nonna allora se li teneva lei e non li avrebbe mandati dal padre mai…  Dalle grida si capiva il perché Samuele aveva chiesto aiuto a qualcuno e chi se non ad un’insegnante che tutti i giorni si trovava davanti e parlava serenamente con lui? A quel punto la prof non ne poteva proprio più dei due scalmanati e, senza menzionare il biglietto di aiuto, prese la situazione in pugno e disse: “Vi state comportando da ragazzi e non da genitori e questo non va assolutamente bene! Dovete gestire questa situazione e trovare dei compromessi perché i vostri figli non devono soffrire delle vostre incomprensioni. Io a questo punto vi dico che, o trovate un punto d’incontro, o sono costretta a chiamare i servizi sociali …  e voi sapete che poi saranno problemi seri! Dovete organizzarvi pacificamente se non volete avere grane.” E con questo monito li salutò.

Passarono dei giorni, non molti in realtà, e poi accadde che Samuele, con la focaccina in mano, durante l’intervallo, si avvicinò alla prof e  le sussurrò: “Sa prof, babbo e mamma hanno fatto pace e ora mamma mi lascia stare anche da nonna..e io sono felice perché nonna mi fa le merende buone, mi aiuta a fare i compiti e mi fa giocare alla play… mamma ora si è calmata e ha anche messo a posto la mia cameretta” e finì la frase con un sorriso enorme prima di guardare l’insegnante negli occhi e aggiungere: “Grazie prof!”.

La prof allora sentì benessere nel suo cuore, sapeva che forse la situazione non si sarebbe risolta facilmente per sempre,  ma intanto il primo passo era stato fatto…e fatto bene 🙂

[immagine presa dal web – storia di Alidada]

Forza…

Oggi non è possibile scrivere niente qui sul blog, se non un piccolo accenno di come mi sento. Sono passate poche ore dal disastroso terremoto che ha colpito il centro Italia e la ferita è fresca e dolorosa. Io ho nel cuore e nei pensieri quella povera gente che si trova da un momento all’altro ad affrontare un’ecatombe del genere. Siamo ben poca cosa di fronte alla sovrumana potenza della natura e quando arriva inaspettato il momento che siamo costretti a sottoporci al confronto, ci ritroviamo in ginocchio a testa bassa, impotenti come un granello di polvere spazzato da un terribile uragano.  Preghiamo, piangiamo e ci stringiamo in un abbraccio solidale, grande quanto l’Italia intera.

Oggi nel mio paese c’è stato un frenetico movimento per approntare la colonna mobile che si è poi messa in moto poche ore fa dal magazzino regionale ANPAS della Protezione Civile della Toscana.

ANPAS

ANPAS1

Sono partite le attrezzature che accoglieranno gli abitanti di Amatrice sfollati dalle proprie abitazioni: decine di tende in arrivo, insieme ad altre attrezzature.  Tutti i volontari della Pubblica Assistenza sono stati chiamati e impegnati a caricare i 7 tir inviati sul posto.   Si tratta di un modulo di assistenza alla popolazione che potrà ospitare per ora fino a 250 persone, composto da tende con 12 posti ciascuna, una cucina mobile, una tensostruttura, un modulo dispensa e uno per la distribuzione dei pasti, insieme a servizi igienici e a due moduli segreteria: uno per la gestione del campo e dei volontari e uno per il censimento della popolazione.

Tutte le primavere, le scolaresche delle scuole della zona sono invitate a visitare il deposito di queste strutture della Protezione Civile e si spera sempre che la colonna mobile resti sempre lì a riposo…invece all’improvviso ecco che è chiamata a partire in tutta fretta e a portare il suo contributo a chi ne ha bisogno. Grazie a questi bravi volontari che corrono a dare il proprio aiuto, vi siamo riconoscenti.  Forza…