il lago di Vagli

Nella lucchesia, tra i monti della Garfagnana, sotto 70 metri d’acqua si nasconde un piccolo paesino medievale, quello di Fabbriche di Careggine.  E’ un paese abbandonato, la sua storia si è interrotta nel 1947, anno in cui gli abitanti furono costretti a lasciare le loro case e a trasferirsi in una zona limitrofa per fare spazio al grande lago artificiale di Vagli; lago che di lì a poco sarebbe stato costruito (la costruzione del lago è stata ultimata nel 1953). A quei tempi. infatti, il torrente Edron andò a confluire nella diga (gestita dall’Enel) sommergendo non solo il piccolo centro abitato di Fabbriche di Careggine ma anche altri piccoli borghi della Garfagnana (Piari e Piantano). Il lago di Vagli rappresenta il bacino idroelettrico più grande della Toscana le cui acque, oltre produrre circa 100 milioni di chilowattora da fonte rinnovabile attraverso la centrale Enel di Torrite, contribuiscono ai fabbisogni irrigui e idropotabili della valle del Serchio.

[In un video del British Pathé le immagini del piccolo paesino della Garfagnana tuttora sommerso dalle acque del lago artificiale di Vagli]

Il lago avrebbe dovuto essere svuotato di norma ogni dieci, dodici anni ovvero al raggiungimento della capienza massima di 40 milioni di metri cubi d’acqua. Dal ponte tibetano, nei periodi di svuotamento del lago, è possibile ammirare quello che resta del paesino sommerso, che all’epoca era composto da 31 abitazioni e la chiesa romanica di San Teodoro. Fino al XX secolo, in occasione dei lavori di manutenzione della diga, il lago veniva svuotato facendo riemergere l’antico borgo medievale, con le sue case in pietra, il cimitero, il ponte a tre arcate, la chiesa romanica di San Teodoro e il campanile in rovina. Tale evento si è verificato soltanto quattro volte: nel1958, nel 1974, nel 1983, nel 1994.Lo svuotamento del 1994 richiamò circa un milione di turisti da tutto il mondo che, complice un’attenzione sviscerata da parte dei media, per sei mesi invase senza sosta ed inaspettatamente questa splendida valle. [Ci andai anch’io :)]

Dopo il 1994 il lago non è stato più svuotato e sono in tanti ad attendere quel momento. Nel 1997 ci fu un abbassamento dell’acqua consistente e riemersero i resti degli antichi abitati di Piari e Piantano, completamente rasi al suolo dopo la costruzione della diga, e il ponte in pietra che permetteva prima della creazione del bacino, l’attraversamento del torrente Edron. Purtroppo il borgo di Fabbriche di Careggine, situato proprio nella parte più bassa del fondo del lago dove si era accumulata tutta l’acqua rimasta, non venne fuori.Non mancano comunque i curiosi e in particolare i turisti che aspettano l’ulteriore eventuale abbassamento del livello dell’acqua del lago per vedere ricomparire le case dell’antico borgo di Fabbriche di Careggine. Inizialmente si era parlato di uno svuotamento previsto tra il 2010 e il 2012 ma ancora non c’è stato. Fabbriche di Careggine continua a dormire sotto settanta metri d’acqua.

[l’articolo è tratto da qui]

localini inusuali

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Ero in gita a Lerici quando mi sono imbattuta in questo piccolo bar lungo mare. Ebbene sì, mi sono fermata lì davanti incuriosita da tutti quegli oggetti appesi: cartelli con le scritte e quadrettini colorati e poi vecchie macchinette da caffè e bicchieri variopinti. Ho anche scattato questa foto. Ma fin qui nulla di particolarmente diverso dal solito, direte voi. Ma guardate meglio: ci sono due scatole appese al soffitto e servono come casette per gli uccelli che transitano nei paraggi, sono dotate di beverelli, mangiatoie e anche di piccoli nidi.Per i passerotti è una pacchia [mi piace! :-)]. E poi, guardando verso il soffitto, domina la scena una lista infinita di focacce: una serie lunghissima di scritte bianche, fatte con il gesso si una lavagna di ardesia… roba da leccarsi le dita anche solo a leggerne i nomi Da notare l’intestazione: “CON LE MANI E LA BOCCA” ..evidentemente non serve altro per gustarle! 😉 E poi l’avviso in rosa fucsia: “QUI IL SERVIZIO E’ MOLTO LENTO!” :D.. [a scanso di equivoci].  Tutto quadra: ci si siede lì davanti in buona compagnia, si ordina qualcosa di appetitoso, si guarda il mare e quando non se ne può più di osservare il porticciolo e di chiacchierare, si comincia a sbirciare i quadretti e a commentarli… e al limite ci si dedica al birdwatching che va tanto di moda.. e alla fine non resta che sgranocchiare le prelibatezze e il gioco è fatto… e fatto bene! 🙂

Ehi, ma il barista/piazzaiolo lo avete visto? Direi che un furbacchione, voi che dite?  😉

[cliccando sull’immagine si apre più grande]

mi date un consiglio?

Tra circa 4 mesi mi nascerà un nipotino (o una nipotina, non si sa 🙂  )  quindi vorrei preparargli una copertina all’uncinetto per la cullina, come feci tempo fa per qualche amica che aveva partorito e per gli altri nipotini. Ho comprato una bella lanina  di un colore azzurrino molto tenue ma volevo cambiare modello rispetto alle altre volte e non ne trovo uno che mi piace. Mi sono convinta che oggigiorno non va più di moda fare i trinati all’uncinetto  e all’edicola e anche su internet non trovo spunti convincenti.

Datemi un consiglio, che ne pensate di queste due? Quale preferite?

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Buon venerdì a tutti 🙂 …e grazie

La luminara di San Ranieri a Pisa

Ranieri Scàcceri (Pisa, 1118 – Pisa, 17 giugno 1161) fu un eremita italiano. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica ed è il patrono della città di Pisa.

La vita di Ranieri ebbe una profonda trasformazione negli anni della giovinezza: nato nel 1118 da Gandolfo Scacceri, un ricco mercante di Pisa, trascorse la gioventù in frivolezze finché, a diciannove anni, incontrò Alberto, un eremita che era venuto ad abitare in città: seguendo il suo esempio Ranieri scelse di abbandonare tutte le sue ricchezze per vivere in completa povertà. Si trasferì poi come pellegrino in Terra Santa dove soggiornò diversi anni dandosi alla mortificazione del corpo e alla penitenza.

Ritornò a Pisa nel 1154, condotto in patria dall’amico ammiraglio pisano Ranieri Bottacci, e si ritirò nello stesso monastero di San Vito dove anni prima aveva incontrato l’eremita Alberto. Già durante la sua vita si era diffusa la notizia di miracoli da lui compiuti. Morì in odore di santità nel 1161, il 17 giugno, giorno oggi in cui ricorre la sua memoria liturgica. La leggenda narra che alla sua morte le campane di Pisa suonarono da sole, tutte assieme, senza che nessuno le toccasse.

Nel 1284 san Ranieri, sostituendo san Sisto, diventò patrono della diocesi e della città di Pisa: quell’anno infatti, proprio nel giorno dedicato al vecchio patrono, il 6 agosto, la flotta pisana subì una pesante sconfitta ad opera delle navi genovesi durante la battaglia della Meloria, episodio che segnò la fine del predominio sui mari della Repubblica Pisana. Sentitisi traditi dal loro vecchio patrono, i pisani optarono per il loro concittadino.

Ogni anno viene ricordato con una caratteristica luminara, secondo una tradizione che per alcuni avrebbe origine nell’anno stesso della morte del santo.

Molte sono le leggende che accompagnano la figura di Ranieri e vivono ancora nell’immaginario collettivo della città, non solo legate alle sue gesta da vivo. Ad esempio, da tempo immemore i pisani si tramandano la tradizione riguardante la burrasca di san Ranieri, secondo la quale ogni anno, nonostante il clima estivo, il santo metterebbe alla prova i propri concittadini scatenando la pioggia sulle loro teste.

La memoria liturgica è il 17 giugno.

Ecco le foto della luminara di ieri sera  🙂  Migliaia e migliaia di lumini hanno illuminato la città e l’Arno.

[foto e testo presi dal web]

luminara1  lumini

dubbi perenni

Cara Serenella ,

stavolta sono io ad essere in ritardo nel risponderti, ma non perché me ne sono dimenticata, ma perché sono stata indaffaratissima nelle procedure di fine anno scolastico/esami e il tempo mi è passato troppo veloce. Ho letto nella tua ultima mail che sei stata bravissima in prima liceo scientifico e hai ricevuto delle valutazioni altissime. Che bello!!! Sai che ho parlato di te ai miei ragazzi delle medie? Ti saranno fischiate le orecchie! 🙂 Mi sono vantata di averti avuta tra le alunne dello scorso anno e ho narrato dei tuoi successi, dicendo poi ai ragazzi di terza che se vogliono possono anche loro dare il meglio di se stessi e cercare di farcela con onore. In realtà so bene che pochi di loro ce la faranno “con onore”, come sapevo bene che anche l’anno scorso la storia era la stessa e solo pochi dei 28 alunni della tua classe ce l’avrebbero fatta a riportare valutazione encomiabili; diciamo che pensavo che la maggior parte ce l’avrebbe fatta “a sopravvivere” alla prima superiore e credo che così sia stato. Ho sentito alcune mamme degli studenti dello scorso anno parlare della “fatica” dei loro figli a stare dietro alle richieste dei prof della scuola superiore e io, come sempre sono andata un po’ in crisi dicendomi che alla scuola media forse dovremmo richiedere di più, per abituare i ragazzi a studiare. Devi sapere che questo è sempre stato un mio chiodo fisso, ossia, se è meglio una scuola selettiva dove i ragazzi sono più preparati ma tanti si perdono o una scuola più “formativa” dove tutti vengono aiutati a crescere ma le eccellenze alla fine si fiaccano un po’. Tu dirai che ci sono le mezze misure e io ti rispondo che in generale la nostra scuola media, quella “pubblica” è da anni una scuola delle mezze misure, dove si portano dietro i ragazzi con tanti problemi e dove escono degli alunni preparati discretamente (non ottimamente, ma solo al meglio di quel che si può fare).
Pensa se non ci fosse stato Pierino e altri “perditempo” come si sarebbe lavorato bene nella tua classe di 28 ragazzi e quante cose in più avremmo potuto fare, invece no, abbiamo passato molto tempo a stare dietro a chi era in difficoltà.. e così è andata.
Io, mia cara Serenella, dopo più di 30 anni che insegno, ancora non so quale sia la via migliore per preparare gli alunni, specialmente quelli bravi, che dovrebbero andare al liceo e cavarsela bene almeno al primo anno,facendo meno fatica. Purtroppo non ho una bacchetta magica e questo difficilissimo lavoro da insegnante è sempre arduo per me.
Ti dico anche che quest’anno ho riflettuto moltissimo e mi sono detta che se possibile bisognerebbe limitare il numero dei “perditempo” e che forse è giunta l’ora di tornare a bocciare di più, in modo che chi non ha voglia di far nulla abbia almeno uno spauracchio della bocciatura. Ho pensato che forse era giunta l’ora di tornare ad una scuola più “rigida”. Così è stato fatto, quest’anno nella mia scuola abbiamo bocciato più di sempre e per qualcuno ho picchiato i pugni sul tavolo proprio io, per fermarlo e fargli ripetere un anno di scuola, cosa che credo di non aver quasi mai fatto prima. Il problema è che non sopporto più di vedere ragazzi analfabeti e svogliati che dormicchiano sui banchi, ostacolando anche il lavoro di chi è bravo come te e deve continuare gli studi. Tu come la pensi? A volte penso che avrei fatto meglio ad andare ad insegnare ad un liceo dove avrei sicuramente fatto vita più semplice, con ragazzi diligenti e studiosi, … ma poi rivedo il mio lavoro come una missione, in cui ci si rimbocca le maniche e si cerca di crescere gli adolescenti, nel periodo più difficile della crescita di ciascun individuo.  Sai che di solito si ricordano di me i più “disastrati” rispetto ai più bravi? Strano vero? Forse i più “disastrati” si rendono più conto che per loro ho fatto qualcosa, mentre i bravi non hanno di questi problemi e dimenticano i loro vecchi insegnanti. Tu sei una mosca bianca 🙂 Tu che sei bravissima ricordi la tua prof delle medie e non immagini quanto questo mi faccia bene al cuore 🙂
Ti abbraccio forte forte e ti mando un bacio grande,
ciao piccola grande Serenella ❤

a Lerici

Qualche giorno fa sono stata a Lerici, in Liguria, vicino a La Spezia. Era un giorno feriale e ancora non faceva molto caldo, per cui la spiaggia era  deserta e silenziosa.

Lerici (Sp)ecco il panorama con il castello
Lerici (Sp)il porticciolo
Lerici (Sp)il caseggiato e i giardini lungo mare
Lerici (Sp)il caseggiato lungo mare
Lerici (Sp)la vista dal castello
Lerici (Sp)il borgo.

Eravamo una piccola comitiva; un gruppo paesano di quelli che riempiono un autobus e fanno i turisti per un giorno, dal mattino alla sera. Abbiamo camminato in lungo e in largo scattando fotografie e comprando qualche ricordino per chi era rimasto a casa. Io ho preso un paio di penne con le foto del borgo marinato e le ho portate ai nipotini. E poi a pranzo tutti insieme, a chiacchierare del più e del meno e a mangiare pesce buonissimo, dal sapore di mare. Una lieta giornata in un posto che erano almeno 35 anni che non visitavo più e che ha mantenuto il fascino di un tempo.

A voi, amici miei, ho portato qualche foto, che spero vi faccia piacere vedere. 🙂 Buon giovedì a tutti.

festa della Repubblica

repubblica italiana

Oggi anche Google festeggia la festa della nostra Repubblica (parola che io oggi scrivo volutamente con la lettera maiuscola).

 Non dimentichiamo mai che la parola “repubblica” deriva dal latino res publica, ovvero “cosa pubblica” ed è una forma di governo di uno Stato,  in cui la sovranità appartiene al popolo.

Oggi non voglio parlare di nient’altro; qui in Toscana domenica scorsa abbiamo votato e abbiamo delegato i nostri rappresentanti. Speriamo che sia la volta buona che chi ci rappresenta davvero ci rappresenti!! Come mai tutte le volte che mi avvicino un tantino a questi argomenti sento dentro di me due sentimenti contrastanti? Da una parte sono molto orgogliosa di questa mio stupenda Italia e dall’altra mi vergogno amaramente di viverci, in mezzo a tanta gente di malaffare…

Speriamo che prima o poi avvenga il miracolo e che la gente delegata a rappresentare il popolo italiano ci rappresenti degnamente davanti al mondo intero.

Viva il 2 Giugno e viva l’Italia libera.