Gianni la sa lunga

La prof per la prima volta in vita sua, in classe ha un bimbo che non parla. Non è che sia muto, no no, è solo un ragazzo che se ne sta nel suo mondo e preferisce non parlare con nessuno. Luigi passa il suo tempo a trafficare con gli oggetti che tira fuori dall’astuccio e non alza mai lo sguardo per vedere cosa succede in classe. La prof lo richiama, a volte con le buone e a volte con le cattive maniere, ma solo molto raramente Luigi si convince a lavorare. Eppure sarebbe un ragazzo molto intelligente, si vede da quelle poche cose che scrive, in quei rarissimi momenti che si apre al mondo, ma si parla di attimi e poi tutto ritorna ai suoi silenzi e alla sua apatia. Incomprensibile… e la prof non si dà pace e prova tutte le strategie per cercare di recuperare quel bambino difficile, ma non ci riesce. 

Stamattina la prof era in uno di quei momenti in cui ci riprovava e, davanti a quegli altri 28 silenziosi spettatori, si era mossa ed era andata davanti al banco di Luigi per parlargli: “Dai.. prendi il quaderno… scrivi, forza, ..è importante… tutti stanno scrivendo…” mormorava con infinita pazienza, ma nulla, quegli occhi neri di Luigi rimanevano fissi come fosse in trance. E lei continuava: “prova almeno a dirmi qualcosa, …dimmi cosa ti turba…dai…” e di risposta otteneva solo silenzi e si sentiva persa e impotente di fronte a quei patemi incomprensibili del cervello umano. 

“Si può sapere che cosa non va…?” continuava la prof…ed è stato a quel punto che Gianni, il compagno di Luigi, un biondino alto poco più di un metro,  di quelli pieni di lentiggini, foruncoli e con l’apparecchio ai denti, ha esclamato con voce sicura e decisa davanti a tutti: “Dai, prof, che vuole che abbia Luigi… è  nervoso, forse avrà il ciclo…!”

Detto fatto la prof ha dato un’occhiata a Luigi che è rimasto impassibile come se nessuno avesse parlato mentre più in là due bambine sghignazzavano sotto sotto, nella loro complicità di chi la sapeva lunga, I maschi, ..o meglio i bimbi erano lì che non capivano il significato di quelle parole ed erano rimasti a bocca aperta, con i punti interrogativi stampati nelle pupille. Tutti guardavano la prof che per un attimo si era trovata spiazzata e stava ancora pensando in che occasione  Gianni poteva aver sentito dire una cosa del genere… ma forse la spiegazione era proprio semplice e la prof si vide il film davanti agli occhi: la mamma di Gianni nervosa che sbraitava e suo marito che gli diceva: “ma perché sei così nervosa..hai forse il ciclo???” 🙂 Sì, probabilmente era quello il motivo che aveva portato Gianni ingenuamente ad esclamare quelle parole 🙂 Voi allora che avreste fatto? Forse una bella spiegazione di educazione sessuale a degli undicenni? La prof proprio non se la sentiva di affrontare tutto un lungo discorso con i suoi piccoli alunni e allora ha lasciato perdere tutto quanto e, ridendo tra sé e sé come una matta è tornata in cattedra e, facendo buon viso a cattivo gioco, subito si è ricomposta e ha ricominciato a parlar di matematica.

[immagine presa dal web]

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18 comments

  1. Non è quanto ha detto Gianni che mi fa pensare, i contesti familiari sono eterogenei, Luigi si i fa pensare, ha problemi di relazione, si sta chiudendo in se stesso, spero non sia troppo tardi.

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  2. Avevo provato a commentare qualche ora fa con il tablet ma vedo che il commento non è arrivato: quel coso piatto con quella nontastiera touch non fa per me: Ho fatto solo pasticci toccando qua e là: imparerò (forse…)

    Una battuta spesso risolve situazioni un po’ così. Peccato che Luigi non si sia lasciato coinvolgere. L’autismo è una brutta bestia e per noi insegnanti è davvero complicato entrare in relazione con questi alunni, specie nel caos di un’intera classe.
    Ciao, notte

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  3. Intanto, cara Alidada, sappi che sto affrontando un caso simile di mutismo: c’è un movimento di psicologi, pedagogisti e simili attorno al ragazzo. Intelligente, intuitivo, studioso, ma non parla. Vedremo come finirà.
    Come mi sarei comportato? Ironizzando, o con una battuta scherzosa o tagliente.

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  4. I bambini sono deliziosi, la loro spontaneità è commovente e divertente. Credo che Luigi sia affetto da autismo, difficile entrare nel loro mondo, stabiliscono il contatto solo con pochi e chissà che non scocchi la scintilla.
    Buon weekend, carissima, alla prossima.
    con affetto
    annamaria

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  5. Scusate se mi intrometto…
    Non credo che Luigi abbia problemi di “autismo”.

    Perché non provare a coinvolgerlo dandogli dei compiti da fare? Farlo sentire utlie. Utile alla classe. Utile alla Prof

    Anche se fa finta di non sentire, lui sente! E benissimo. E’ solo cocciuto nel suo piano disocciativo. (Magari non gli piace andare a scuola)

    Capire, tramite un colloquio con la medre, cosa piace a Luigi. Chi è Luigi? Perché ha questo atteggiamento dissociativo? Come si comporta a casa? Conoscerlo.

    Stimolare la sua attenzione in base alle informazioni che la Prof ha appreso su Luigi.
    Il che porta a dei tentativi di “amicizia” con Luigi.
    Es. la Prof ha un informazione (andando sul banale) di quale dolcetto Luigi ne va ghiotto?
    La Prof può iniziare la sua amicizia lasciando sul banco davanti ai suoi occhi quel dolcetto. Non ha bisogno di ulteriore frase aggiuntiva. Se Luigi guarda la Prof stupefatto, perplesso, la Prof gli sorride con un rassicurante amichevole sorriso. Non ha bisogno di ulteriore parole.

    Non dico di “comprarselo, ma attirare la sua attenzione con queste gentilezze nei suoi confronti. Il fine è avere un “contatto comunicativo… ” ci vuole conoscenza su Luigi, tempo e pazienza,

    Se si riesce ad avere un’amicizia con Luigi, sarà il momento di dargli dei compiti di responsabilità in classe, come ritirare dei fogli, quaderni ecc. dai banchi dei suoi amichetti compagni di scuola per portarli alla Prof che li deve correggere. Farlo sentire utile. Farlo sentire parte del lavoro a scuola.

    Se si è stabilito una amicizia è facile chidergli di fare questo, basta dire:
    “Luigi, ho bisogno del tuo aiuto. Ti va gentilmente, di portare alla cattedra i quaderni dei tuoi compagni? Grazie”.

    Questo è un esempio dei compiti che si può dare.

    🙂 Ciao

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    1. grazie Mariella di questo tuo commento così intenso e partecipe. Vorrei scriverti in privato, ma intanto scrivo qualcosa qui: non è un problema semplice da risolvere, noi abbiamo provato tutte le strategie, soprattutto quelle che tu suggerisci, ma non si è raggiunto che qualche misero miglioramento temporaneo. Nel giro di qualche minuto tutto è tornato al solito. Il bimbo è seguito ma si comporta allo stesso modo anche con la mamma ..e gli psicologi si limitano a dire che è depresso… insomma, non si capisce cosa ci sia alla base di tutto ciò, ma si pensa a qualche evento traumatico avvenuto all’età di circa 7 anni.

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      1. Oggi riflettendo su Luigi, ho pensato questo:
        Da come racconti, lui non prende parte alle lezioni e se ne sta chiuso a riccio nel suo mondo a testa china…
        Prova a mettergli davanti un album da disegno e dei colori… nella speranza che ne sia incuriosito e disegni qualcosa di sua iniziativa… (prova varie volte, e più volte)

        Dai disegni si può capire cosa ha dentro un bimbo che ha subito un trauma.
        Ciao.

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