parto…

Sono in partenza. La valigia è pronta, i biglietti sono nella mia borsetta e tutto quello che mi serve è già messo da parte per domattina.

Devo andare a Napoli a lavorare, per ben 5 giorni; mi aspetta un convegno di studi che sarà molto impegnativo ma anche molto interessante. Spero di lasciare in Toscana questo tempo da schifo: freddo da cani e nevischio ad intermittenza ogni ora.  Mi auguro di trovare in quella città un po’ di tepore e di solicchio.. e magari qualche pastarella, di quelle buone,  come usano in quei posti 🙂

Mi porterò anche il pc e se potrò collegarmi passerò qualche ora serale  in vostra compagnia.. 🙂 Ciao a tutti.. torno presto, non dimenticatevi di me.. ok? 😉

da quando?

Oggi pomeriggio sono andata all’ambulatorio medico a ritirare la ricetta per le medicine per la pressione. Qui per le malattie ricorrenti usa così, telefoni alla segretaria del dottore e le fai presente che hai bisogno di una prescrizione di un farmaco, così lei  lo dice al medico che di solito dà il consenso e non ti resta altro da fare che andare a ritirare il foglio, senza fare code in sala d’attesa.

Oggi pomeriggio però la segretaria mi ha guardata strana e poi mi ha chiesto:

“Quante pastiglie ha consumato ultimamente? Sa, perchè dai nostri conti avrebbe dovuto arrivare verso il 20 marzo con la scorta che ha!”

Dico io, ..prendo delle pastiglie di Ramipril che costano 2,68 euro al banco, di cui 2 euro li pago di ticket.. e voi della ASL vi mettete pure a fare i conti di quante pastiglie consumo? Ma allora siamo davvero alla frutta!!! Beh, non volevo sbraitare e ho preferito tacere tutto questo limitandomi  a spiegare che nella confezione ci sono 20 pasticche e io ne prendo 2 al giorno (come da prescrizione medica).. di confezioni ne posso avere due alla volta, quindi non è che la scorta mi dura poi così tanto.. non ci faccio nemmeno un mese, ma appena 20 giorni.

Lei ha preso nota e ha detto che provvede ad aggiornare i conti dei quantitativi di chi fa i controlli..io sono rimasta senza parole…

Ehi, … Ma da quando funziona così? 

cuore di fragola

fragola

Tempo di preparazione: 30 minuti
Tempo di raffreddamento: 4 ore 
 

Ingredienti

  • 300 g di Philadelphia Classico in vaschetta
  • 2 dl di panna fresca
  • 400 g di fragole
  • 10 g di gelatina
  • 1 limone non trattato
  • 200 g di biscotti tipo digestive
  • 80 g di burro
  • 100 g di zucchero

Preparazione

Ammorbidite i fogli di  gelatina in acqua fredda, poi frullate 300 g di fragole con lo zucchero e tenetele da parte. A questo punto tritate nel mixer i biscotti, unite a filo il burro sciolto e continuate a frullare fino ad ottenere un composto omogeneo.

Compattate il composto di biscotti sul fondo di uno stampo a forma di cuore rivestito con un foglio di pellicola per alimenti e trasferite lo stampo in frigo. Scolate la gelatina, strizzatela e scioglietela in un pentolino con un cucchiaio di panna.

Lavorate Philadelphia per ammorbidirlo, amalgamatelo con la purea di fragole e la gelatina sciolta e filtrata attraverso un colino. Montate la panna rimasta e mescolatela con delicatezza alla crema di fragole. Versate il composto nello stampo, lasciate rapprendere il dolce per almeno 4 ore, sformatelo e servite decorando a piacere con le fragole tenute da parte.

Una delizia per gli occhi e per il palato.

La ricetta proviene da qui

 Buon San Valentino a tutti! 

storie incomplete

sguardoLei era lì, appoggiata alla parete e appariva molto più carina rispetto all’ultima volta che l’avevo vista, circa un paio di anni fa. Il fisico ora era ben tornito e più slanciato, fasciato da un maglioncino accollato color cielo e un paio di jeans con i brillantini luccicanti. Una bella ragazza senza dubbio: alta, con il trucco curato, i capelli legati raccolti in un ciuffo che gli cadeva sulla testa; una pettinatura alla moda, gli occhi neri, pungenti come non mai e poi quel suo sguardo ammiccante e sfuggente che tanto mi faceva arrabbiare quando mi guardava in quel modo che a me sembrava strafottente nel mentre mi rispondeva male in classe.

Era stata una ragazzina difficile; una di quelle che interrompeva monopolizzando l’attenzione dei compagni e non ti faceva mai far lezione in pace. Una tipa tosta, perché così l’aveva fatta diventare la vita difficile che aveva dovuto sopportare da quando era nata. Suo padre che entrava e usciva di galera, i suoi fratelli drogati, sua madre malata di mente e chiusa in una struttura sanitaria, sua zia che la rifiutava e le chiudeva la porta in faccia e sua nonna anziana, malata e povera.
Capita in questi casi che ci si chieda che hanno fatto di male certi ragazzi per nascere in situazioni così devastanti e come mai non hanno potuto avere certi privilegi di cui possono godere i loro coetanei.

Non ci sono alternative a certi destini avversi e l’unica via di uscita è imparare ad accettare la situazione e cercare di sopravvivere.

Di certo per Giulia, la ragazzina dallo sguardo di fuoco, la situazione non si era stabilizzata, altrimenti non saremmo stati lì, nell’anticamera di un’aula di tribunale.  Una strana situazione per chi non è abituato ad avere a che fare con problemi di giustizia e ancor più strana è la situazione di una prof che si trova a dover varcare per la prima volta in vita sua la soglia dell’aula di tribunale per andare a testimoniare per soprusi e violenze familiari su una giovane ragazzina.
Dalla finestra a piano terra si vedeva che fuori il cielo era cupo e nevischiava. La neve aveva coperto le sterpaglie che circondavano lo stabile ed era anche un bene perché il giardino era talmente trascurato e pieno di macerie e robe vecchie che meno si vedeva e meglio era.
“Ciao Giulia, come stai?” .. un breve sorriso e un abbraccio interminabile. E quello è stato l’unico momento bello di tutto quel pomeriggio pieno di domande e di risposte, di sussurri e di urla disperate, pieno di odio e di rancore.. pieno di menzogne e verità.. pieno di cose che non erano mie e che non capivo.. pieno di cose che non avrei mai saputo. Un pomeriggio pieno di storie incomplete e incomprese, forse affrontate troppo tardi, quando ormai non ci sarebbe stato più tempo per cambiare nulla. Un pomeriggio interminabile e assurdo in cui ci si sente inadeguati a tutto, anche a vivere.

e vaffandomo!

Evidentemente negli ultimi tempi ho dei problemi a conciliare il blog con il mio lavoro  Lo so, non sono giustificabile e posso davvero dire poco a mia discolpa…  Le mie assenze sono diventate interminabili, mi faccio rabbia da sola! Comunque sia state tranquilli che prima o poi torno sempre e che non ho nessunissima intenzione di abbandonare questo mio delizioso spicchio di cielo 🙂

Nella settimana appena trascorsa sono stata ammalata, sia io che i miei familiari e non ho potuto fare altro che rimanermene a letto al calduccio a guardare la tv.  Ogni volta che mi ammalo scopro nuove  serie televisive e resto stupita di come nelle programmazioni imperversino vere e proprie mode. Ora non si fa che vedere lezioni di cucina con la produzione di torte coloratissime e superdecorate (ma non avevano detto che i coloranti alimentari erano cancerogeni?); poi imperversano  i ciccioni-obesi che in quattro e quattr’otto trovano il modo di diventare la metà, ovvero veri e propri fustacci (voglio anch’io un personal trainer per un annetto; qualcuno sa dirmi da chi posso rivolgermi per averlo aggratisse?).

E questo è niente: che ne dite delle ciance che ci propinano in dosi industriali sulla problematica del chi si dovrà andare a votare!? Fiumi di parole. Beh, io a questo tipo di spettacolo preferisco pure “24 ore in sala parto”! E questo è tutto dire!!

Ragazzi, hanno aumentato i canali ma come qualità degli spettacoli siamo quasi  peggio di prima, quando si aveva la tv in bianco e nero e c’era il Primo e il Secondo e basta..e nemmeno a tutte le ore. Repliche su repliche di cose assurde. Avete visto le spose? Ommioddio.. spose in tutte le salse e a tutte le ore e su tutti i canali! E quelli che collezionano gli oggetti? Io ho il dubbio che sia tutta una finzione e che gli operatori televisivi buttino lì tutte le cianfrusaglie all’ultimo minuto tanto per fare scena!  E poi c’è chi vende. Su un canale c’è un tizio che si fa chiamare “Professor Amos” che la prima volta che lo vidi credevo fosse finto.. mi sembrava un pagliaccio.. invece poi scoprii che  la presentatrice gli si rivolgeva come fosse un dottore della Sorbona.. ‘mmazza… un pochino più carino e coordinato era chiedere troppo?

E poi ci sono le cose spettacolari, quelle che vedi e ci resti a bocca aperta e poi realizzi e ti dici: “ma sarà vero?”.. Programmi che ti fanno vedere quasi l’impossibile. Il problema è che i ragazzi guardano tutto questo e parlare di cose spettacolari è pane per il loro denti … poi se li ricordano e quel che non si ricordano se lo inventano e te lo propinano nel momento meno opportuno: in classe! Nel mentre sei lì che spieghi scienze e magari parli dei lombrichi e degli anellidi, da un po’ di tempo in qua c’è sempre qualcuno che alza la mano e ti chiede a bruciapelo qualcosa del tipo:

“Sa professoressa, ieri sera ho visto su DMax che hanno trovato un enorme bruco-mangiasassi che se addomesticato per bene è capace di scavare un’enorme galleria autostradale in una sola notte! Lo sapeva..?” e poi quell’alunno ti fissa con gli occhi spalancati e nel silenzio della classe (già, chissà perché le scolaresche non ascoltano le cose serie e ascoltano volentieri le stupidate) aspetta una risposta..

E allora vaffandomo! Che ne so io di queste mega-imprese!  Ai miei tempi i bruchi si studiavano al più per vedere se poi ci nasceva una bella farfalla! ..

Naturalmente ho romanzato a mio piacimento la situazione perché nessun alunno mi ha chiesto del bruco-mangiasassi, ma posso assicurare che le domande che porgono durante le ore di scienze sono proprio così,… che uno alla fine ha sempre il dubbio che chi parla ti stia prendendo in giro! E allora vaffandomo ai bruchi mangiasassi, alle domande fuori luogo, alle trasmissioni incomprensibili  e alla tv tutta insieme!  Non credete anche voi?