…e dopo Poppea?

Quest’estate un po’ ci siamo divertiti, non neghiamolo! Con tutti i nomi mitologici che hanno affibbiato alle varie perturbazioni ci hanno abituato e sorridere anche di fronte ai caldi intensi.

La mia memoria non è infallibile quindi non ricordo di preciso la successione temporale degli eventi, ma se non mi sbaglio fu Caronte il primo,  ad aprire i giochi. E chi, come me ha passato parte della sua gioventà a leggere la Divina Commedia, ha associato il primo caldo dannato a quello dell’Inferno.  Caron dimonio con gli occhi di bragia era il traghettatore che trasportava le anime al loro destino atroce.  E uno!

Poi si peggiorò ancora e arrivò Minosse… e chi non ha pensato a Teseo, Arianna..Poseidone.. e tutti lì ad arrovellarsi il cervello mentre fuori il caldo si faceva sempre più torrido.  Ma il peggio è stato Lucifero …  che dire di più?!?  Con Lucifero io credevo davvero di essere arrivata al capolinea.  Ventilatori a palla, persiane chiuse, ventagli e bottiglie di acqua… oddio, acqua poca, perché a quel punto era arrivata anche la siccità e così in pieno agosto, mentre la gente era a fare i gavettoni al mare, noi a casa, con l’acqua razionata, si boccheggiava come lucci appena pescati. 

Il miraggio di fine agosto è stato Beatrice. E rieccoci con Dante .. chi non ha pensato che Beatrice ci avrebbe accompagnata al Paradiso dei sensi, regalandoci un po’ di fresco? In effetti Beatrice è stata talmente leggiadra e delicata che nemmeno ci siamo accorti del suo passaggio.

Ma poi si è sparsa la voce: “Arriva Poppea! Ecchediamine …Poppea in persona, mi sono detta!!!” .. e ho pensato all’opulenza, ovvero ad una sorta di donna di Botero della meteorologia.

Ho lasciato perdere i riferimenti mitologici e mi sono abbandonata all’idea che il nome stesso mi suggeriva: Poppea! … Ho pensato alle nubi gonfie e fresche che avrebbero sparso piogge leggere e refrigeranti, benefiche per gli esseri umani e per le piante. Una meraviglia! E così ieri sera, ai primi rantoli del cielo ho detto: “Non c’è da preoccuparsi, questo temporale sarà benefico!” e detto fatto mi sono addormentata in modo così pacifico e profondo che stanotte non ho sentito nemmeno un tuono.  Eppure dice che Poppea ha fatto un gran fracasso!.. Sì, l’avrà anche fatto, ma oggi chissà dov’era finita perché di pioggia nemmeno l’ombra! Ora ci risiamo, con il caldo umido e appiccicoso… ffff…. Ho letto poco fa ora che sta per arrivare Cerbero! Emmannaggiaallui! A questo punto non se ne può più! Ma chi diamone è che dà il nome a queste perturbazioni? Ci stanno forse prendendo in giro? 

ciambellone con il fornino a gas

Vi ricordate il fornino a gas? Andava di moda anni fa ma io l’ho conservato e lo uso ancora.  L’ho sempre chiamato “fornino a gas” ma il suo vero nome credo che fosse “fornetto versilia”.  E’ un tegame di alluminio, dotato di una piastra da mettere sotto, nel punto di appoggio con il fornello.

In realtà non ho mai fatto molte ricette utilizzando questo arnese, direi piuttosto che ho sempre fatto lo stesso dolce: un ciambellone buonissimo, la cui ricetta mi fu data da una signora di Volterra quando andavo al mare a Marina di Cecina, più o meno negli anni ’80.  Perché vi racconto ciò? Perché  certe cose non si dimenticano e mi piace ricordarle! Una ricetta da fare senza forno e senza pesare gli ingredienti! In quegli anni ce lo portavamo in valigia anche quando andavamo in vacanza al mare, dove prendevamo un appartamentino in affitto.  … Ehhhh.. altri tempi, altro che Mc Donald!

Ciance a parte eccovi la ricetta, magari a qualcuno potrà servire.

Ciambellone con il fornino a gas (fornetto versilia)

ingredienti:

3 uova,
7 cucchiai di olio di semi,
10 cucchiai di zucchero,
8 cucchiai di latte,
15 cucchiai di farina,
1 bustina di lievito,
1 buccia di limone grattato,
1/2 limone strizzato.

Procedimento:

In una terrina si sbattono bene i tuorli delle uova  con la frusta, poi si aggiungono uno alla volta tutti gli ingredienti e per ultimo gli albumi montati a neve e il lievito. A questo punto si travasa il composto nel fornino (che è stato imburrato e infarinato) e si mette a cuocere sul fornello di grandezza media, per 45 minuti (precisi) a fuoco basso.

Naturalmente si possono inserire delle gocce di cioccolato o dell’uvetta e alla fine si può cospargere con zucchero vanigliato, questo dipende dai vostri gusti. E’ davvero molto buono ed è particolarmente indicato per la merenda o per la colazione. 

color ottanio

Adoro il color ottanio. Non è da tanto che ho scoperto il nome di questo bel colore. Sapete qual è, vero? E’ questo:

Credo sia un colore di moda da un po’ e ce ne possiamo rendere conto guardandosi intorno quando si va a fare compere nei vari negozi di abbigliamento, ma anche a vedere cosa si ottiene facendo una semplice ricerca su Google.

L’ottanio non è un blu e nemmeno un verde ma è una tinta dalla tonalità molto particolare, intermedia tra i due colori. E’ anche un nome particolare, dal sapore nemmeno tanto vago di un idrocarburo. Chissà quando è stato codificato il nome di questo colore.

E’ un  tema affascinante è quello del naming dei colori. Se uno guardasse la List of colors di Wikipedia potrebbe meravigliarsi di quante gradazioni siano state codificate con un nome preciso.  Già da tanti anni siamo ormai abituati a riconoscere le tinte del “tortora”, … “pervinca”… “glicine”… “rosa shocking”… “verde mela”..e così via..

Di certo quello dei colori è un tema interessantissimo, trasversale tra i popoli e le epoche, un tema per me, che sarebbe tutto da scoprire.

A proposito di popoli e di ottanio… guarda là che roba la cancelliera 🙂

Beatrice

Stamani mi sono svegliata con il frastuono dei tuoni.  A dir la verità era da tutta la notte che il cielo della Toscana era solcato dai fulmini e  la temperatura aveva iniziato già a scendere.

Ecco Beatrice! Mi sono detta e di corsa sono andata a chiudere qualche finestra  e a togliere dal terrazzo le sedie e l’ombrellone. A quel punto è come si fosse aperta qualche nube e l’acqua è scesa giù allagando tutto il mio giardino e facendo un vero e proprio fiume in mezzo alla strada principale del mio paese. La cosa però è durata poco e ..il tempo di prendere la macchina fotografica  e già si è sbaragliato tutto.

La prima foto l’ho scattata guardando a nord.

DSCN5729

la seconda foto l’ho scattata guardando il Massiccio del Monte Pisano, vale a dire verso ovest.

DSCN5727

Ora Beatrice è andata chissà dove,forse a cercar Dante…  ma stasera almeno si respira…

sei fiorentino se…

Che i fiorentini siano bizzarri si vede anche in questa foto che scattai tempo fa a Piazzale Michelangelo
pittrice

ma sicuramente è il dialetto fiorentino quello che sprigiona simpatia. Ebbene, vediamo un po’ alcuni dei modi di dire più comuni a Firenze.

Sei fiorentino se dici:

BRINDELLONE indicando una persona perditempo, un po’ sciatta e lenta. Uno che combina proprio poco …

TAMBURLANO indicando una cosa troppo grossa, ingombrante e poco bella.  Esempio, una vettura come un pulmino … 🙂

DARE BARTA volendo dire “capovolgersi”

S’ ANDA’ BENE DI PERRIDERE…! Frase usata in maniera ironica quando le cose non vanno per il verso giusto. Esempio:  “M’hanno fatto la multa anche stamattina… eh s’anda’ bene di perridere…! ”

O COME TU TI SEI CONCIATO? Volendo dire: “Sei vestito male; sei di brutto aspetto.”

BONA UGO! “Buonanotte…” oppure “Figuriamoci!” detto in modo ironico.

GINGILLARE: volendo dire che si sta perdendo troppo tempo. Le mamme dicevano sempre: “Basta gingillarsi!” ai pargoli vagabondi e giocherelloni.

AVERE LE CHE’E … essere arrabbiati.

CHE S’HA A’ IRE? Letteralmente: “andiamo via?”

TU’ NE TOCCHI! Letteralmente: “Ti picchio!” e viene  usato in maggioranza dai genitori verso i figli capricciosi.

PEZZOLA è il fazzoletto e anche il foulard

CHIORBA indica la testa. “Che chiorba dura che t’hai!”volendo dire che non capisci.

ABBOLLORE di qualcosa estremamente calda. “La minestra è abbollore!” (da bollore)

A UFO vuol dire “a sbafo”.  Dalla sigla A.U.F. (ad usum fabricae), posta sui materiali destinati alla costruzione del Duomo di S. Maria del Fiore, esenti da ogni dazio e gabella

AZZANELLA è la parte della carreggiata esterna all’asfaltatura, spesso dissestata. In pratica è il marciapiede.

EH! QUAND’ERO NE’ MI’ CENCI…! E’ il richiamo di colui che parla alle proprie condizioni di gioventù.

LE’ATI DA TRE PASSI è un modo elegante per mandare al diavolo qualcuno

SENZA LILLERI, UN SI LALLERA vuol dire che senza quattrini non si fa nulla.

GIUEEEEE!!! E’ un’esclamazione di stupore. Pensate a Benigni 🙂

la mantide religiosa

Poco fa ho sentito un lieve rumore alle mie spalle e allora mi sono girata e sulla zanzariera della porta ho visto l’ospite inatteso. Eccolo..

mantide religiosa

mantide religiosa

una mantide religiosa! Non mi era mai capitato di trovarne una dentro casa.. A parte tutte le storie brutte che raccontano sul suo conto, è proprio bella, (o bello?) non trovate?

Buonanotte a tutti.  🙂