le storie della prof


scuolaQuella mattina la prof si era alzata con l’animo pieno di buoni propositi.
Si era accorta che nessuno in quella classe si ricordava più nulla delle cose fatte lo scorso anno scolastico e dopo varie romanzine a quei ragazzi assonnati e ancora vacanzieri, si era decisa a rispiegare le cose principali, facendosi una camiciata pazzesca.
Tutto veniva ripetuto in sintesi, riscritto alla lavagna.. esemplificato e discusso.
Dalla posizione strategica situata al lato della lavagna d’ardesia, in un angolino della classe, vicina alla finestra, la scolaresca le sembrava un alveare umano. Un’infinità di occhi la guardavano fissi e via via una pausa di silenzio scandiva il tempo da utilizzare per riscrivere ogni cosa sul proprio quaderno.
La prof sapeva bene che quei momenti di impegno intenso non dovevano essere lunghissimi altrimenti la stanchezza nella concentrazione avrebbe vanificato il compito e sapeva anche che quell’orario mattiniero era perfetto per un lavoro di risistemazione dei concetti e di sintesi, Erano appena passate le nove e il sole entrava a tratti nella stanza, illuminando qua e là i banchi con le matite, i righelli e tutto l’armamentario che serviva per fare matematica.
In fondo alla classe il solito gruppo di una decina di ragazzi si aggiungeva alla normale scolaresca dei 24 e assisteva alla lezione in silenzio, ospiti poco desiderati provenienti da altre classi dove il docente era momentaneamente ammalato o comunque assente.. (santa Gelmini…!).
Fatto sta che la prof con un occhio guardava il bimbo con handicap verificando in tempo reale che non desse segni di disagio eccessivi, con l’altro occhio guardava la bimba senegalese neo.arrivata nella classe e che non sapeva praticamente un’acca d’italiano, poi girava gli occhi e guardava il gruppetto degli ospiti che non distraesse i “suoi” discenti e via via cercava anche un cenno d’assenso dal gruppo dei più bravi che in pratica la rassicurava che il ritmo e il tono della lezione/ripasso era quello giusto. Insomma, guarda a sinistra, guarda a destra, ..guarda in fondo… la prof non aveva ancora guardato in basso, a quel primo banco vicino a lei, dove era stato piazzato il ragazzo più vagabondo di tutti. Mannaggia… se ne era scordata e il tempo era volato via veloce..

Finito il ripasso la prof era solita fare la stessa domanda: “Allora… tutto ok?…. Avete capito tutto?.. Chi è che non ha capito che glielo rispiego per l’ennesima volta?” .

Tutti i capi ciondolavano ad indicare il sì e allora lei abbassò la testa a posare il gesso nel contenitore della lavagna. Fu a quel punto che vide il quaderno di Gianni.. sì, il bimbo proprio davanti a lei, quello più vagabondo di tutti!  Non poteva credere ai suoi occhi, aveva scritto solo il titolo e poi più nulla.  Incredibile!

La prof era attonita.. con gli occhi sbarrati… “Gianni.. proprio tu non hai scritto nulla?” .. e Gianni: “Prof.. ho scritto il titolo..poi non vedevo bene… c’era lei qui davanti e mi copriva la lavagna!” Gianni parlava tranquillo come se stesse raccontando del giro in bicicletta fatto con gli amici la sera prima. La prof sentiva il sangue che cominciava a martellargli le arterie dalla rabbia. Se c’era una cosa che non tollerava era essere presa in giro. 

Il silenzio in classe si era fatto di pietra, tutti sapevano che si stava per scatenare la furia esplosiva di quella “povera” prof di matematica presa in giro da un alunno disgraziato. La prof allora cominciò a parlare in un crescendo rossiniano, declamando tutti i doveri degli alunni seguiti da tutti i diritti degli insegnanti. Alla fine stava urlando.. ma non fece in tempo a raggiungere le frequenze spaccatimpani che Gianni la guardò fisso con i suoi occhioni verdi e le disse: “Perché urla prof?.. Fino ad ora parlava tranquilamente e tutti la sentivamo bene! Me lo dica con calma!”. Seguì un’altra pausa quasi interminabile di silenzio e tutti erano curiosi di vedere come sarebbe andata a finire.  La prof sospirò profondamente e mentre riprendeva il fiato…e il controllo..  guardò Gianni e gli disse: “Hai ragione, ormai dovrei saperlo che urlare serve solo a farmi stare male e a farmi venire i travasi di bile e allora te lo dico sottovoce.. tu dovresti studiare per te stesso.. non per me e nemmeno per i tuoi genitori. E’ per te stesso che dovresti imparare le cose perché altrimenti un giorno sarai ignorante come una capra e quando porterai i figli al MacDonald non saprai nemmeno controllare il conto dei Big Mac..e se per esempio dovrai pagare l’iva al 20% come farai? “.. e lui: “E che ci vuole prof… gli darò 20 euro!.. 20% non vuol dire 20 euro?”..e la prof: “Vedi Gianni .. se non stai attento, non impari nulla… e ignorante sei e ignorante resti!” e tutti a ridere, compreso Gianni ..e compresa la prof .. che ormai era alla frutta e non ce la faceva più. .. 

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9 comments

  1. …e come si suol dire…tutto finì a vino e tarallucci ahah……vita poco invidiabile quella degli insegnanti che oltre a doversi preparare ed essere sempre aggiornati, molto spesso, debbono improvvisare:-)

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  2. Non è facile catturare l'interesse di tutti gli alunni, occorre moolta pazienza. Io vorrei vedere la Gelmini con un'aula di trenta e passa scolari!buona domenica, cara Liciaun abbraccio mattutinoannamaria

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  3. "Se non impari la matematica, come farai a farti i conti di quanto spendi per la spesa?""E perché devo farmi i conti? Li fa la cassiera"I ragazzi sanno essere tremendamente… divertenti, diciamo così 🙂 🙂

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  4. Ma perchè questi ragazzi non trattengono più nessun tipo di informazione? Ogni anno si deve ricominciare da capo…in un eterno ripasso di cose già spiegate mille volte!!Ciao!

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