storiella zen

 
 

Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto. Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.
Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.
Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino: “Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”.
La vecchia sorrise: ” Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”.
Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante. Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui.

 

(l'immagine e la storia sono presi da internet)

Pubblicato da

Alidada

sono qui, nel mio spicchio di cielo

35 pensieri su “storiella zen”

  1. è vero, non sempre sono dannosi i nostri diffetti,."Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui."verissimo!!!un caro saluto!

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  2. E’ una parabola molto istruttiva; l’ho proposta ai miei allievi di primo liceo, qualcosa sono riusciti a percepire.
    Dovremmo rileggerla tutte le volte in cui non siamo contenti di noi.

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  3. La perfezione il più delle volte è più dannosa che utile…qualche diffetto ci rende più umani e più gradevoli a chi ci sta vicino…Un sorriso Nemo

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  4. E’ l’incanto delle storie Zen, questa tra l’altro è una delle più efficaci, proprio perchè una volta che la leggi, e la rileggi, e la rileggi ancora, ti aiuta a capire molte, mole cose di quello che siamo e che possiamo essere. Un abbraccio, Alidada, di vero cuore.

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  5. E dimmelo a me, che "bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui"… sapessi quanto ho battagliato… Abbraccione e grazie per il supporto, Ali… 

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  6. Buongiorno, cara Licia, non conoscevo questa favola orientale dalla saggezza profonda. Mi è molto piaciuta proprio per il suo implicito messaggio. Ci danniamo l'esistenza alla ricerca della perfezione che non dona sempre la felicità, accettarsi per come si è vuol dire dare un valido contributo alla vita.buon weekendaffettuosamenteannamaria

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  7. Fin le rape hanno un loro lato buono! cotte sono buone! ;)Scherzo, ma sono convinta davvero che sono le nostre imperfezioni a renderci unici.Grazie x averla postata.Ars

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  8. Ciaobello questo racconto e concordo appieno con  il messaggio,ma pensandoci con calma mi sovviene spontanea una domanda :cosa ci sarà di buono e di positivo nelle vite e nelle  persone come il Silvio o Borghezio o similari come loro ? ? ?Non so darmi una risposta.ciaofilemazio

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  9. Ognuno di noi ha un senso nella nostra vita, e non dobbiamo mai sentirci inferiori (ma neanche superiori) a nessuno. E la filosofia zen ci invita a tante riflessioni, con le sue indicatissime metafore.

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  10. Conoscevo già questa storia, ma, come spesso accade, l'avevo dimenticata; non ne avevo dimenticato l'insegnamento. Mi ha fatto piacere rileggerla e tornarci a riflettere su. Grazie!

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  11. Ti lascio un saluto!stamattina con il mio figlio abbiamo fatto "un salto" per vedere una delle 7 meraviglie del mondo, a Pisa, e nel pensiero ti facevo un saluto :-)))

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  12. Adoro il lungo koan che hai proposto ai lettori del tuo Blog
    Il non-senso tipico dello zen mi ricorda il Principio di Indeterminazione di Heisenberg e di tutta la fisica quantistica
    Grazie per aver apprezzato il mio articolo e per essere diventata una mia follower

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