la radice quadrata

Mi piace la parola “algoritmo”, direi che mi sta simpatica, anche se a primo impatto mi intimorisce sempre un po’.

Sapete cos’è un algoritmo vero? Per chi non se lo ricorda, un algoritmo è un procedimento che consente di ottenere un risultato eseguendo un insieme di operazioni in un determinato ordine, o ancor più in generale, dei passi semplici corrispondenti ad azioni.  Quindi non è un’operazione sola ma è un insieme ordinato di operazioni da eseguire..o di azioni da compiere.

Il termine deriva dal nome del matematico arabo Muhammad ‘l-Khwārizmī, che è stato uno dei primi autori ad aver fatto riferimento esplicitamente a questo concetto, nel libro Al-djabr wa ‘l-muqābala (Libro sulla ricomposizione e sulla riduzione), da cui tra l’altro prende anche origine la parola algebra.
Nel senso più ampio della parola, è un algoritmo anche una ricetta di cucina, o il procedimento che facciamo per l’approvigionamento di benzina al distributore automatico, infatti eseguiamo più operazioni nell’ordine prestabilito.

Comunque sia la parola viene usata principalmente in contesti matematici (fin dalle origini) e soprattutto informatici (più recentemente). Un esempio appropriato di algoritmo potrebbe essere quindi il procedimento per il calcolo del massimo comune divisore o del minimo comune multiplo… ma oserei dire che la procedura algoritmica per eccellenza è quella relativa all’estrazione di radice quadrata di un numero.
Io imparai a calcolare la radice quadrata già alla scuola elementare perchè un bravo maestro ci insegnò come fare e io non l’ho mai dimenticato (ne’ il procedimento ne’ tanto meno il maestro).
Adesso …anzi, per meglio dire.. fino a qualche tempo fa, il procedimento di estrazione di radice quadrata era uno studio che veniva destinato solo alla scuola media. Poi però i programmi ministeriali cominciarono a dire che bisognava “evitare procedimenti lunghi e astrusi che potevano annoiare gli alunni” e così piano piano l’argomento di studio è stato sempre più ridimensionato fino a che, quest’anno, è proprio sparito da molti libro di testo (tra cui quello che sto usando io).

Vi dirò che sono restata alquanto perplessa quando ho scoperto che l’ingegnoso e laborioso procedimento aritmetico si è volatilizzato e non si è fatto più trovare in mezzo a tutti gli altri strumenti matematici che vengono forniti a bagaglio della preparazione culturale dell’alunno adolescente. E’ vero che ci sono le calcolatrici e ..sono vere tante altre cose.. come che le tavole numeriche non servono più a niente .. ma mi chiedo anche cosa diventerà lo studio della matematica in futuro. Nel senso di quali concetti “sopravviveranno”..

Forse certe “astrusità” saranno destinate solo a pochi cultori, un po’ come succede per il latino.. o forse tutto si ridurrà ad una serie di celebrazioni in un “giorno della memoria matematica” in cui magari i nostri pronipoti potranno vedere qualche filmato a testimonianza di come i loro nonni si facevano un fegato panicato a risolvere certe astrusità .. tutto questo prima dell’avvento dei microchip che avrebbero fatto stancare molto..ma mooolto.. ma moooooooooolto meno i neuroni delle loro fragili menti.  (e perdonatemi il tono sarcastico… voi lo sapete che mi piace stare al passo con i tempi..ma… ci sono sempre dei pro e dei contro )

Insomma, forse in futuro diventeremo così:

Buona giornata a tutti

 p.s. siccome qualcuno mi ha chiesto come si fa,  aggiungo questo link dove si può seguire una bellissima spiegazione dal vivo ..ecco qui..