al color nero

vivimi

A volte passo dei periodi in cui la blogosfera mi sta stretta, nel senso che le cose che non mi piacciono mi pesano nell’animo nemmeno fossero macigni..

Periodi in cui il turpiloquio e la strafottenza che leggo in certi blog o in certi commenti non mi lascia indifferente ma mi disgusta..

Periodi in cui mal tollero la mancanza di rispetto verso l’altrui pensiero (sia esso politico o di altra natura) che si manifesta da qualche parte …

Periodi in cui il tempo perso per ripulire il mio disco fisso dalle tracce dei dialer scaricati da script nascosti vigliaccamente dietro i fiorellini di qualche bel template, mi sembra intollerabile e stupidamente perso..

Periodi in cui mi manca lo scambio di pensieri con coloro che pensavo amici e che ora non posso che constatare che preferiscono stare altrove e nemmeno rispondono più ai miei saluti…

Periodi in cui mal sopporto anche la presenza di certi individui artificiosi e vacui che perennemente vagano nel mondo internettiano distribuendo a destra e a manca pompose falsità …

Periodi in cui non riesco a digerire il tacito compiacimento che sta alla base del do ut des bloggeriano, .."se tu dai un commento a me io poi darò un commento a te"…

Periodi in cui lo sfondo nero del mio blog non mi sembra poi così scuro come altre volte mi appare..  

Amiche mie..

 

L’appuntamento era fissato da tempo ma nessuna di noi sapeva di preciso quante saremmo state a quel pranzo. Forse una decina ma era probabile di essere di più. Troppo difficile tenere il conto dopo che molte di noi, colleghe prof, si erano trasferite a lavorare in altre scuole. Chi era andata a Pisa centro e chi era rimasta a lavorare nelle scuole di campagna. Chi aveva optato per le scuole superiori e chi aveva preferito restare alle medie.

Una era anche in maternità con il pancione. Che importava quante saremmo state? L’unica cosa che premeva era quella di incontrarci di nuovo per abbracciarci e festeggiare Anna, la collega giovane che stava per sposarsi.

Il ristorante stavolta era uno dei migliori, non una delle solite trattorie in cui ci eravamo già riunite gli anni scorsi, no, un bel locale con dei tavoli all’aperto, lassù sulla collina da dove in lontananza si può vedere la campagna della piana d’Arno per arrivare poi con lo sguardo fino al mare che dista una trentina di chilometri.

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giardino toscano

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L’aria settembrina, tiepida e leggermente mossa da un venticello di libeccio, ci carezzava il volto e a volte riusciva anche a scompigliarci un po’ i capelli facendoci sorridere mentre chiacchieravamo e ci scambiavamo regalini.
La prof di tecnica portava perline colorate che ricavava dalle collane e che riuniva con dei fili colorati per dei segnalibri originali, chi invece regalava candeline profumate.. le prof di lettere a volte distribuivano bigliettini scritti con i loro pensieri. Ogni volta era festa grande come fossimo bambine.
Strano che quell’inverno del 2005   ci avesse riunite tutte ad insegnare nella stessa scuola. E strano anche che ci si fosse tutte unite in questa complice amicizia che ci aveva donato benessere e serenità nei rapporti quotidiani tra di noi e tra noi e i ragazzi a cui insegnavamo. Quante torte avevamo mangiato assieme..e quanti pasticcini sul tavolo della sala insegnanti!
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in giardino

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Anna ora sedeva in mezzo a noi e sembrava al settimo cielo con quei suoi occhioni color carbone in quel carnato magro e chiaro. Si vedeva lontano un miglio che era eccitata fin dentro al cuore perché si sentiva in mezzo alle persone che le volevano un gran bene.
Tra una portata e l’altra frugava nella borsa e tirava fuori confettini e fiorellini colorati che distribuiva a tutte noi che le sorridevamo intorno chiedendole i particolari delle sue nozze imminenti. Non era bastato il viaggio da Lucca a lì a tenerla lontana e adesso si godeva ogni attimo di quel festeggiamento.

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I cibi tipici toscani pieni di aglio e lardo invitavano alle libagioni con vinelli di ogni sorta e così la nostra allegra compagnia teneva banco in quel ristorante pieno di turisti. Io vedevo un gruppetto di inglesi da una parte che ridevano e ci guardavano mentre i tedeschi dall’altra parte del tavolo,sembravano un po’ seccati di tutto quel frastuono. E poi fu il momento di aprire i regali per la sposa: un bel servizio di piatti di mamma Rò e una collana coi coralli.. un anello e poi dei cristalli..e dulcis in fundo apparve una torta enorme di pere e cioccolato che dette il colpo di grazia al mio stomaco strapieno.

Alla fine pure il cane della compagnia era ridotto al lumicino!

 

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Memorabile pranzo.. memorabile compagnia.. Memorabile Anna!  …. 
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la schiacciata con l’uva

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In questi giorni settembrini mi sto dedicando alla preparazione di deliziose schiacciate con l’uva. Credo che sia una ricetta tipicamente toscana, ma non ne sono sicura. Comunque sia vi consiglio di provarla perchè è squisita.

Per prima cosa sciogliere in un bicchiere d’acqua tiepida  un cubetto di lievito di birra. Preparare sul piano di lavoro la farina e impastarla con l’acqua del bicchiere , 4 cucchiai di zucchero, 4 cucchiai d’olio ed un pizzico di sale. (come si fa per la pizza. io per la farina vado ad occhio, ma la dose è circa mezzo chilo)

Far lievitare la pasta per circa 1 h ,coperta da un canovaccio e lontano da sbalzi di temperatura. L’impasto ottenuto deve essere adesso diviso in due parti non uguali , per la preparazione del fondo (più abbondante) e del secondo strato (copertura). Stendere la pasta piuttosto sottile ed adagiarla su di una teglia  con il bordo alto. È importante che la pasta del fondo debordi dalla teglia. Riempire la base del dolce con i chicchi d’uva ben lavati ed asciugati (attenzione : una parte dell’uva deve essere riservata per il secondo strato). Cospargervi sopra 2 cucchiai di zucchero e 2 di olio. Ripiegare i bordi del dolce verso l’interno e stenderci sopra il secondo strato di pasta. Con le punte delle dita creare delle piccole fossette sulla pasta avendo comunque cura di non bucarla. Distribuirvi sopra l’uva rimanente e cospargervi sopra 2 cucchiai di zucchero e 2 di olio. Cuocere in forno a 180°C per circa 1h.

È preferibile mangiarla dopo qualche ora dalla cottura,  perchè la crosticina di melassa formata da succo d’uva e zucchero, che si forma sopra al dolce, abbia il tempo di solidificarsi per bene.

Buon appetito 😉