DICONO

 

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Dicono che hai molte strade

e tutte le stelle negli occhi,

e quando scende il sole

molte parole per chi ascolta,

dicono che hai viaggi troppo lunghi

e una voce triste e solare

e nessuna paura del buio e dell’oceanico risuono

è senz’anima dicono

e tramano

dicono che quando guardi lontano

diventi vento

e non hai più occhi

ma non ti perdi

per così poco

e quello che dicono lo stai ad ascoltare

come se fosse niente

sorridi lungamente pensieri strani

chi dice che sei partito ancora

non ha capito le andate, i ritorni

non ha tempo per aspettarti,

veleni dolci nelle dita.

Maria Adelaide Castelli

.

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11 comments

  1. … ecco di nuovo le parole – quelle parole – che riescono a scendermi dentro e a spandersi…
    Sono quelle piccole magie che sai accendere…
    … e le sfumature e la musica che mi ricorda così tanto gli Enigma…
    Grazie 🙂
    Ars

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  2. “diventi vento e non hai più occhi”…ecco, questa è una fotografia che spesso non ci accorgiamo che ci venga scattata, e ci stupiamo e schermiamo se ce la mostrano…

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  3. Sì, L., io conosco te. Un poco. Ti conosco attraverso la porta del vento. Attraverso gli occhi di sfinge dell’Uomo d’Arme, che ha lasciato le armi per i melograni. Ti conosco attraverso l’alro lato che hanno tutte le storie. E ti leggo, continuo a leggerti, e ti scrivo, ogni tanto. Perchè vivo per cercare di ascoltare, sorridere, e cercare di capire. A presto. Ladyhawke

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  4. Ti dico che ha percorso molte strade,
    bianche, e solo su una ha scritto il suo ritorno.
    E una sola stella in fondo alla sua sera,
    che s’accende d’ambra dentro i suoi occhi.
    Parole di corda per legare il sole,
    silenzi di vino per sciogliere il sorriso.
    Per ascoltare il tempo
    Ha messo la sua sedia accanto al fuoco,
    E ha intrapreso un viaggio di promesse
    Che semina nel mattino, e raccoglie al tramonto.
    Nella voce più nessuna tristezza,
    Nella sua mano un calice di sole,
    Dentro il suo passo un arco di farfalle.
    Ti dico che la sua anima
    Esiste in ogni passo d’alba,
    in ogni ruga d’inverno, crosta di sole,
    quadro di pioggia.
    E ogni mattino guarda
    Accanto a sé, sul cuscino,
    Sorridendo come se fosse niente,
    perché il niente
    è ciò che aveva prima di sorridere.
    E ha capito che doveva andare
    Per poter ritornare in tempo,
    perché ha sempre odiato aspettare, seduto,
    l’unica canzone che valesse la pena di ballare.
    Ladyhawke non è un lui, ma una lei.

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  5. lo so che ladyhawke è una lei..e chi ha detto il contrario?
    non è la stessa cosa di quella che tempo fa si firmava “tua sorella”?
    ‘sta specie di enigmi a me…. >:-(

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  6. Che dire? E’ bella, naturalmente. La sua bellezza sta nell’assenza di paroloni, di voli pindarici. E’ come una tessitura di sapienza e di dolcezza che si distende su chiunque sappia leggerla, dando tepore, e consapevolezza…
    Fa i miei complimenti all’autrice, se è vivente e se la conosci.
    🙂

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  7. …Trovo l’immagine perfettamente intonata al testo e combacia col mio modo di pensare…
    Infatti, è e si tratta di sottile incontro su di una pedana di fioretto…

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  8. Il “Tu” cui si rivolge può essere un chicchessia Tu che legge e si ritrova al contempo in quiell’ Io. Particolare quest’intreccio di pronomi sottintesi a sottolineare che l’uomo è innanzitutto “relazione”.
    🙂

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