Eppure io c’ero


Sentivo alitare le stelle

dal buio della notte

e ascoltavo il silenzio

della luna solitaria.

La risacca era

una nenia infinita,

triste e ossessiva.

Io ero là con il corpo

tra i fruscii del vento

che dipanava l’aria.

La mente distratta

rincorreva le sue idee.

E poi tiepide folate

mi carezzarono l’anima

immobile e fredda,

ancorata ai piombi

della malinconia.

Forse non ero più sola.


Alidada

Ossessioni d’amore.


La fiamma crepita
di luce scomposta
nel camino roccioso.
Nel buio più cupo
le lingue di fuoco
dipingono strani merletti.
Guizzano, stridono e
graffiano l’anima
come vampe di arcani rituali.
S’inondano d’estasi
i pensieri notturni
mentre le ossessioni d’amore
pervadono l’aria.

Alidada

Il vago sentor dell’Urbe

In un modo o in un altro questo mondo virtuale mi dona sempre un’emozione . Puntualmente e inesorabilmente torna a piombarmi addosso quella strana sensazione, ..quel sentire forte che ormai non mi aspettavo più.

Ecco il fatto:

– Non sono lì e lo so bene, ma è come se ci fossi. Sento il picchiettio delle sue dita sulla tastiera del pc e mi immagino la scena. Nei miei pensieri appare la città e sento i suoi rumori. Lui scrive.. non a me, ma io lo ascolto; sento a tratti il suo respiro nel microfono ancora collegato e lui nemmeno lo sa. Strana combinazione che sia rimasto l’audio aperto dopo un breve incontro on.line per il lavoro.

Mi appoggio allo schienale della sedia e mi ritrovo a fissare un monitor che non trasmette nulla di nuovo, ma in compenso percepisco i suoni in sottofondo. Non sento nemmeno la sua voce e non so di preciso nemmeno dove lui sia, ma chissà per quale incomprensibile motivo riesco a immaginarmi lo scenario che gli sta attorno in quel momento. All’improvviso mi giunge il suono di una sirena che squarcia l’aria di quelle vie di Roma e che poi si allontana di rincorsa. E poi qualche clackson e dei rombi di motori; il parlottio lontano di qualcuno… e penso a tutta quella gente, al viavai delle auto nelle vie e all’imponenza di quelle vecchie mura. Penso al caos della città in quel tiepido pomeriggio di marzo.. e taccio.Eppure qui tutto è  diverso, qui c’è un gran silenzio e se non fosse per il cinguettio di un passerotto innamorato credo che riuscirei a sentir il fruscio lieve dello sbocciar di un fiore.Seduta, ferma, trattengo un po’ il respiro per cogliere l’emozione. La mia mano è immobile, appoggiata sotto al mento a sorreggere una mente assorta.

L’immaginazione si ritrova libera di spaziare altrove e proietta ai miei pensieri i fotogrammi della realtà lontana.Improvvisamente sento che non sono più qui, è la forza del mio sentire enorme che mi coglie e mi trascina là, dove non sono.-