Laura e la prof

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E’ difficile il “mestiere” di prof.  Il flucro della questione non è “cosa” un insegnante deve trasmettere, il problema più grande è “come” lo deve fare. In termini da addetti ai lavori si parla di metodologia.

I ragazzi sono uno diverso dall’altro e se prendiamo un ragazzo a caso, esso sarà diverso mano a mano che cresce e si forma. L’età più complicata degli studenti va dai 12 ai 15 anni perché il cambiamento  del corpo che sta diventando adulto implica una certa confusione mentale che disorienta chiunque abbia a che fare con quell’adolescente in crescita. Dicono che si chiami “età evolutiva”; la prof dice sempre che il suo destino l’ha portata a prendere in consegna dei bravi bimbi piccoli e che li ha lasciati quando sono diventati dei giovanotti e delle ragazze.. tutto quel che ci sta nel mezzo è pianti, risa e brufoli.

 

Laura è una ragazzina come tante,  vivace e sorridente, non tanto alta,  smilza, con i capelli lunghi  legati in una lunga coda castana. Dietro ai suoi occhiali spessi lei guarda tutti con uno sguardo ironico ..e poi scoppia a ridere. Troppo giocherellona. Spesso Laura esagera nei suoi comportamenti e …ride troppo,… parla a voce troppo alta.. e soprattutto non riesce mai ad organizzarsi come si deve. 

In tutte le riunioni tra professori si sente sempre parlare di lei e così capita che partono delle lettere ai suoi genitori affinchè richiamino la figlia ad un comportamento migliore. Ultimamente Laura esagera ancora di più e sul registro di classe non si contano più le ammonizioni e le punizioni. Le firme delle note vengono sempre disattese e così le note di richiamo aumentano a dismisura. Troppo caotica quella ragazzina dicono sempre tutti.

Un giorno la prof (…quella prof) entra in classe e inizia la sua lezione ma si accorge che Laura non segue perché non ha il libro ne’ il quaderno sul banco e le domanda come mai, ma di tutta risposta l’alunna comincia a piangere di un pianto disperato.

E’ molto difficile capire quando la situazione è degenerata al punto che si deve fare finita con le punizioni e cominciare con altre strategie. Già, infatti esiste un limite che un insegnante non può oltrepassare perché al di là di quello fa dei danni e così facendo poi il ragazzino si perde e si abbandona ..come fosse trascinato in un mare in tempesta e non ce la facesse più a nuotare. La prof a quel punto pensa che Laura si sia persa e che è l’ora di farla finita con le punizioni ma che è necessario aiutarla in altro modo..allora la chiama in disparte e le chiede se vuole che parli lei con i suoi genitori per far loro firmare tutte quelle note e poi anche farla aiutare un po’..in modo che la ragazzina possa tornare a dormire sonni tranquilli. Laura a quel punto alza gli occhi pieni di lacrime verso la prof e annuisce.. dice che ha bisogno di aiuto perchè non ce la fa più a sopportare tutta quella guerra  di punizioni e tutto quel castello di menzogne che si è creato intorno a sé.

Il giorno dopo eccola a scuola, accompagnata da babbo e mamma a colloquio con la prof. I genitori di Laura, piano piano capiscono da quanto dice loro la prof, che la loro figlia non deve essere più brontolata ma aiutata negli studi e nella sua organizzazione scolastica. Dopo un po’ che la prof parla quietamente con quelle persone che sono ferme davanti a lei,  sente qualcosa di caldo che le si è appoggiato al suo braccio destro… qualcosa che piano piano si sta insinuando al di sotto del suo braccio.. quando se ne rende conto abbassa lo sguardo e si trova quella ragazzina piangente tutta abbracciata a lei. Laura si era rintanata tra le sue braccia come a cercare protezione e a quel punto la prof ha avuto davvero la dimostrazione che è giunta l’ora di smetterla con le punizioni e che da quel momento Laura avrebbe vissuto la scuola in modo diverso.

La scuola non è solo leggere, scrivere e far di conto. Come mai tanti insegnanti si limitano a far lezione  e non si accorgono dei bisogni degli alunni?

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11 comments

  1. Quella prof è una grande persona!
    Sbrigare la cosa con:- mancanza di professionalità, sarebbe troppo semplice e ci si metterebbe sul piano di quegli educatori un po troppo sbrigativi.
    Non ho usato il temine educatori a caso, l’ho usato perchè ,secondo me, l’educazione dei figli è un compito dei genitori e non degli insegnanti,Gli insegnanti devono insegnare le materie tecniche e culturali, e certo, mantenere quell’educazione che i genitori hanno dato hai loro figli…sta alla loro sensibiltà e professionalità per usare il metodo migliore….e non è sicuramente un compito facile.
    Mi fermo perchè su quest’argomento ci sarebbe da scrivere decine di libri e si corre sempre il rischio di dire bischerate, rischiando di urtare la scuscetibilità di qualuno.
    Ti lascio un sorriso e una cordiale stretta di mano.
    Nemo

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  2. L’ora mi offusca la mente e confondo le congiunzioni con i verbi….sarà perchè sono attratto dalle prof. e desidero inconsciamente ritornare sui banchi di scuola?
    :))))))))))
    Nemo

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  3. Come mai?

    Me lo sono sempre chiesto anch’io. Se sono veramente consci della responsabilità enorme della quale si sono investiti.

    Brava tu che hai proposto questa storia, sintomo del fatto che, almeno tu, non se un’insensibile macchina di nozioni da imparare a memoria.

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  4. Vero, Alidada! Un dramma o forse il dramma della scuola. Sono alle prese con un ragazzino che, iscritto al Liceo, vorrebbe già lavorare; vuole fare il muratore! Ti rendi conto? Mi ha chiesto aiuto(dirlo ai genitori!). Ma come? Veramente complicato.
    Buona domenica! 🙂

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  5. già la scuola non è solo leggere, scrivere e far di conto!
    quante volte ho discusso con tante colleghe su questo argomento.
    la scuola è prima di tutto un ambiente educativo che deve cogliere tutti i bisogni degli alunni.
    siamo rimasti in pochi a crederci, Ali, credimi.
    mi sento dire: il nostro dovere è seguire i programmi!
    è inutile farlo quando un bambino o un ragazzo hanno dentro un disagio così grande, non serve nè a noi nè a loro.

    un bacio
    Blue

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  6. Si, Ali, sono io, la parolenondette di qualche mese fa, e felice di ritrovarti e di rileggerti, in questo post che dovrebbe spingere la “categoria” a riflettere.
    Non serve a nulla “apparire” un’ottima insegnante sulla base degli argomenti svolti che si segnano sul registro personale e sui programmi di fine anno scolastico…quante di quelle nozioni son rimaste nella mente dei “discenti”? Molte o poche, non ha importanza…quel che importa è che dobbiamo ricordare che oltre che con le menti, abbiamo a che fare con persone…spesso fragili e carenti in certezze e fiducia in se stessi.
    I programmi ministeriali son studiati a tavolino da chi, forse, nella scuola non ci ha mai messo piede!!!
    E la valutazione di un essere umano non deve scaturire solo e unicamente da ciò che sa…ma da ciò che siamo riusciti ad insegnargli a dare, a se stesso prima, e agli altri in contemporanea o successivamente.
    Ti prego di perdonare il mio essere idealista, fuori luogo in una società che ha finito col basarsi solo sull’apparenza e la superficialità.
    Ti abbraccio con affetto e chiedo venia.

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  7. di prof così ce ne sono sempre meno purtroppo, per fortuna qlc1 come te è rimasta a tenere alta la specie!
    noto che mano mano che gli anni scolastici vanno avanti meno il docente è preoccupato dei propri allievi, anche a causa del numero di allievi di cui si deve occupare…per noi xô è sempre importante poter riconoscere nel prof, anche nel modo in cui trasmette il suo amore per la materia, una certa “umanità” 🙂
    chissà se da grande riuscirô ad essere una prof come si deve…e sapere cosa dire o fare con gli allievi, a volte mi sembra già difficile tenere unita una classe da allieva…
    ciao,
    Giu

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  8. Un professore non dovrebbe essere semplicemente una persona deputata ad insegnare nozioni! Le nozioni passano mentre ciò che viene dato non passerà mai e lascerà un segno per sempre. Brava professoressa!
    Un abbraccio.

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  9. Come ci vorrebbero professori che fanno del loro mestiere una missione. Perché avere tra le mani ragazzini che stanno crescendo e … portarli per mano è una missione, dura, difficile, non gratificante, ma proprio per questo è una missione.

    Grazie per questo post!

    Felice settimana!

    Marilù

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  10. ..già..come mai?
    Forse molti tuoi colleghi (nonostante tutti gli aggiornamenti di pedagogia, psicologia et similia) hanno scelto la loro “professione” con leggerezza e non sanno davvero far altro che seguire i programmi … Fa piacere sapere che ogni tanto c’è qualche angelo custode per i nostri pargoli 🙂 che, come dici tu, fra i 12 e i 15 (o anche 16) è un’età complicata (ma scusa, alcuni dei tuoi colleghi hanno rimosso il periodo e non si ricordano di come erano loro?)
    Un abbraccio,
    Ars

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