tramonto romantico

 Come è bello il sole quando fresco si leva
Lanciando il suo buongiorno come un’esplosione!
Fortunato colui che con amore può
Salutarne il tramonto più glorioso di un sogno

Ricordo ho visto tutto, fiore, sorgente, solco
Goder sotto il suo occhio come un cuore che palpita.
Corriamo, presto, è tardi, là verso l’orizzonte
Per riuscire a coglierne almeno un raggio obliquo!

……..

Charles Baudelaire

l’altra chance..

 Il dialogo tra lo psicologo e la prof andava avanti da un bel po’. D’altra parte il problema era grave al punto che la scuola e la famiglia di quella ragazzina avevano interpellato un esperto per vedere come sarebbe stato bene comportarsi. 

A quel tempo Chiara era un’alunna bassina, dai capelli biondi e crespi e con gli occhialini dalle lenti spesse quel tanto da farla sembrare sempre distante a chi la guardava direttamente negli occhi. Poco più che bambina; una undicenne che da poco aveva iniziato le scuole medie ma non aveva accettato il cambiamento di edificio scolastico, di compagnie e di insegnanti.

Ogni mattina Chiara si piazzava al telefono della scuola e piangeva disperatamente chiedendo a sua madre di non lasciarla lì sola. Le chiedeva di riportarla a casa.. le chiedeva aiuto e.. urlava.. piangeva e non voleva sentir ragioni. Sua madre i primi giorni acconsentì a quelle richieste ma poi non si mosse più da casa e si limitava a rispondere dall’altro capo della linea telefonica. Quando la mamma di Chiara sentiva la voce della figlia piangente, le rispondeva dolcemente cercando dapprima di rabbonirla, ma poi  via via che vedeva che tutto era inutile diventava più risoluta e arrivava anche a brontolarla oppure cercava scuse per non venirla a prendere.

Dopo le telefonate alla madre, Chiara restava zitta e continuava a piangere per quasi tutta la mattina. Niente e nessuno riusciva in nessun modo a consolarla.

Non era proprio possibile continuare così.. e dopo i primi giorni in cui si era sopportato questo martirio,  i genitori di Chiara e i prof si riunirono e decisero di chiamare uno psicologo. Ed eccoci tornati al punto iniziale del racconto, dove si parlava del colloquio tra la prof e lo psicologo. Un po’ di tempo era già passato da quel settembre in cui era iniziata la storia e nel frattempo c’erano state le sedute di conoscenza e di dialogo ed ora era il momento di fare il punto tra lo psicologo e la scuola.

La prof era in apprensione per la salute di quella ragazzina e aspettava con ansia di sapere il responso di quello studioso, esperto conoscitore della psiche umana.  L’insegnante ascoltava e lui iniziò a dire: “Chiara ha dei problemi e non ci è dato sapere al momento quali siano, quindi non si sa nemmeno come potremo risolverli.  Di certo la scuola per Chiara è il problema minore e se lei non riuscirà a sbloccarsi può essere che lei perderà un anno di studi.. ma questo vuol dire poco se inserito nell’ambito delle dinamiche che adesso investono il cervello di quella ragazzina.”

E poi continuò: “ Chiara è intelligente, al di sopra della norma e a volte accade in questi casi che le problematiche del disagio adolescenziale si ingigantiscano al punto che sfociano in turbe devastanti.. come può essere l’anoressia.. ma anche la sindrome da distacco come si tratta in questo caso. In definitiva è come se la mentalità della bambina regredisse a quando lei aveva 3 anni e iniziava la scuola materna.. e non voleva lasciare la madre perché poi chissà se l’avrebbe ritrovata, visto che la perdeva di vista per quel  po’ di tempo in cui lei rimaneva a scuola.”

La prof osservava lo psicologo negli occhi, manifestando chiaramente la sua preoccupazione e fu allora che lui disse: “ Voi insegnanti non preoccupatevi perché ora Chiara è sotto analisi e vi assicuro che ci metteremo tutto l’impegno possibile per risolvere questa situazione..e se non ci riusciremo sappiate che nella maggior parte dei casi si presenta sempre un’altra chance.. è un po’ strano a dirsi ma nella nostra esperienza abbiamo visto spesso che i casi si risolvono da soli.. sembra che provveda Madre Natura autonomamente .. là dove non riesce a curare l’uomo.. ci pensa Lei a far crescere gli adolescenti e a far loro superare quelle turbe mentali che al momento sembrano essere devastanti e che fanno ci fanno sentire impotenti…. “. Detto questo con un sorriso lieve lo psicologo uscì dalla stanza.
In effetti così è andata. Nessuno ha mai capito per quale motivo quella ragazzina  si disperasse così tanto non appena metteva piede in quella nuova scuola..
Chiara perse un anno di studi ..ma poi crebbe e diventò una bella ragazza, esuberante e serena ..e oggi forse nemmeno si ricorderà  di quelle telefonate disperate e di tutta quella gente che voleva aiutarla a tutti i costi.. e non sapeva come fare…
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genitore-amico

genitori e figli.JPG

 Quella volta c’era un’aria strana nella scuola. Un’aria diversa. I ragazzi non erano dietro ai loro banchi e gli insegnanti non erano dietro alle loro cattedre. Le voci nell’auditorium non erano disperse nei soliti brusii di quando magari si assiste alla proiezione di un video. Quelli che parlavano la sapevano lunga e il tema era scottante. Quella volta si parlava di droga.

A quella assemblea assistevano i genitori degli alunni e il dibattito era interessante e coinvolgente. Io ero appoggiata ad una colonna laterale e ascoltavo mentre di soppiatto scrutavo i ragazzi adolescenti. Ne’ bambini e nemmeno grandi. Fascia d’età difficile al punto di essere classificata “età evolutiva”, cioè l’età in divenire… insomma quella dei grandi cambiamenti che all’inizio non sai mai a cosa ti porteranno.

Ad un certo punto i conferenzieri passarono la parola ad un uomo che era seduto tra loro. Era una bella persona, distinta, e il suo carisma faceva sì che mentre scandiva le parole nessuno fiatasse. Cominciò a parlare e disse: “ Vedete ragazzi io adesso ho un figlio grande, ma tempo fa mio figlio era come voi, un bravo ragazzo, che portava a casa bei voti e al quale tutti volevano bene.” Poi continuò: “ Io ero il padre più felice del mondo perché mio figlio mi era amico e mi dava grandi soddisfazioni.. ma di punto in bianco le cose cominciarono a cambiare e … non so che cosa successe, ma si allontanò sempre di più e come lui si allontanarono gli amici di famiglia e anche i suoi amici più cari. Poi un giorno entrai in bagno e lo sorpresi con una siringa in mano, mentre si iniettava una dose di eroina.. e lì iniziò il dramma..” La voce di quel pover’uomo diventò più mesta e si sentiva bene che la commozione lo stava raggiungendo.  Disse allora: “ Mio figlio giurò che era un fatto sporadico e che non lo avrebbe più fatto… Ma lì cominciarono le sue menzogne e le cose andarono sempre peggio… ”

A quel punto l’uomo raccontò tutti i particolari e nella penombra dello stanzone cominciai ad intravedere i ragazzi che si commuovevano. Era uno strazio sentire come lui si era prodigato e come tutto ciò non fosse servito a niente. Suo figlio poi fu inserito in una comunità e la storia con la droga non era ancora terminata. Alla fine  l’uomo alzò gli occhi verso i genitori che gli stavano seduti davanti e concluse dicendo: 

“Io credevo di essere il migliore dei padri ma poi ho capito che fare il genitore non vuol dire essere amico del figlio. Voi vi chiederete come deve essere un bravo padre ma io ancora non ho la risposta. So  per certo che un genitore deve saper ascoltare ma deve anche saper dare regole ..e che il figlio, anche se non lo ammetterà mai, ha bisogno di quelle regole e ha bisogno di lezioni di vita.

Un genitore deve usare il suo buonsenso per cercare la giusta via tra le dolcezza e la rigidità.. ma ricordatevi che un genitore non è e non deve essere  solo un amico”.

 
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